Lettera n. 1009

Mittente
Manzoni, Alessandro
Destinatario
Manzoni, Vittoria
Data
21 luglio 1852
Luogo di partenza
Milano
Luogo di arrivo
Siena (poi Pietrasanta)
Lingua
italiano
Incipit
Ho esitato dove dovessi indirizzarti questi due versi
Indirizzo
Alla Signora | Sig.ra Vittoria Giorgini nata Manzoni | Siena (corretto d’altra mano in Pietrasanta) | in Toscana
Regesto

Alessandro Manzoni spedisce a Vittoria il denaro per la figlia Matilde e la avvisa della sua prossima partenza, dapprima per Lesa, poi per la Toscana. Lo scrittore scrive del proprio impegno alla revisione della Morale cattolica e manda notizie del resto della famiglia.

Testimoni
Edizioni
  • SCHERILLO-GALLAVRESI 1923, vol. II, pp. 99-100 (con mutamenti).
  • ARIETI-ISELLA 1986, lettera n. 1009, vol. II, pp. 609-610, note alle pp. 981-982.
  • CARTEGGI FAMILIARI 2019, lettera n. X.112, pp. 322-323, note alle pp. 323-324.
Opere citate

Osservazioni sulla morale cattolica

+ Testo della lettera

Mia cara Vittoria,

Ho esitato dove dovessi indirizzarti questi due versi; e mi decido per Siena, pensando che, anche non c’essendo voi altri, ci sarà qualcheduno incaricato di ricevere le vostre lettere. Unisco la cambialetta per Matilde, col dispiacere di non averla potuta spedire più a tempo.
Ti scrivo in fretta, perché sono sulle mosse per Lesa, dove conto di fermarmi fino alla metà di settembre, per incamminarmi poi o alla fine di quel mese, o al principio del seguente, in compagnia di Pietro, verso que’ cari luoghi che sai. Ho detto che sono sulle mosse, quantunque il nostro disegno sia di partire il 29; ma questi pochi giorni di mezzo gli ho occupatissimi dal dover finire un ma ... un benedetto pezzo di lavoro per lo stampatore. Dirai che del tempo n’ho | avuto a iosa. È vero, ma mi mancava la testa o la volontà di lavorare? Non lo so neppur io, perché sono due cose che si confondono. Il fatto sta che quel tempo è andato, e io sono qui col lavoro alla gola. Del resto, sarebbe possibile che il conto del 29 fosse fatto senza l’oste, perché ora i passaporti si fanno aspettare più del solito. A ogni modo, è meglio restar qui a lavoro finito, che partire lasciandolo in tronco.
Eccoti fatte molte chiacchiere, per dire ... che non ho tempo di scriver molto. Ma le cose che ti vorrei dire, a te, a Bista, a Matilde, a tutta la così rispettabile e così cara famiglia Giorgini, spero di dirle presto, e non scriverle. E intanto spero di ricevere una tua lettera a Lesa e tra non molto.
Devi aver ricevute due lettere di Pietro: una anteriore non la conto, perché smarrita. | Tanto lui, quanto Enrico (gli ho visti ieri tutt’e due) stanno bene, e le loro famiglie ugualmente. Teresa benino, e ti saluta cordialmente, come Stefano. Sogni che m’ha procurata al solito la cambiale, e Rossari ti si rammentano. Rammentami tu, e cordialmente alla nostra cara e bona Luisa, e agli Arconati, se ti trovi con loro. Ti lascio per il rispettabile pubblico, che desidera tanto ch’io scriva, con patto di non leggere, e ch’io stampi, con patto di non comprare.
Abbraccia per me la nostra Matilde, e il nostro Bista, e anticipa (quanto m’è cara questa parola!) l’espressione de’ sentimenti che tu conosci, al Nonno, al Babbo, alla Cognata, a tutti. Luigina sa che non vedo l’ora di conoscerla? Dio ti dia, mia Vittoria, tutte le benedizioni che implora sopra di te il tuo amantissimo babbo.