MANZ. 13. 0001-0004 [Postillato] Milano, Biblioteca Nazionale Braidense

Giannone, Pietro <1676-1748>
Dell'istoria civile del Regno di Napoli libri 40 scritti da Pietro Giannone giureconsulto, ed avvocato napoletano. Tomo 1. [-4.]
In Napoli : per lo stampatore Niccolò Naso, 1723
4 volumi ; 4º
Lingua: italiano
Presentazione

A Pietro Giannone, autore di una Istoria del regno di Napoli (1723), divenuta ben presto celebre in Italia e in Europa, è dedicata una memorabile inchiesta in seno alla Colonna infame, fin dall’Appendice al Fermo e Lucia, destinata a crescere nella prima redazione del 1827-33 e poi nell’edizione definitiva.
Ma il Giannone era vecchia conoscenza del Manzoni, se è vero che in lettera del dicembre 1810, chiede a Pio VII di trattenere «libri d’autori proibiti colla maggiore ampiezza implorando che tra i riservati non vengano comprese le opere di Niccolò Macchiavelli, e di Pietro Giannone»: ed è probabile che fin da allora i volumi dello storico-giureconsulto facessero mostra di sé tra i libri del Manzoni. Del Giannone troviamo traccia già nel Discorso sur alcuni punti della storia longobardica (premesso all’Adelchi nel 1822): e anzi il primo lotto di postille (1-6) risale certamente alla ricca messe delle letture preparatorie sull’argomento. Poche, ma tutte corrosive: bollano la storiografia del Giannone relativa ai secoli bassi come attardata e acritica ripetizione di dati e giudizi desunti passivamente dagli storiografi del passato (si veda in particolare la post. 3, che tocca uno dei punti più dolenti: il problema della fusione dei popoli conquistatori con i popoli conquistati), ovvero non meditati, superficiali (post. 6), o distorti (post. 1); senza dire del linguaggio, non di rado ambiguo o oscuro (post. 2 e 7). E dal primo Discorso sappiamo che il giudizio negativo sulla politica papale nei secoli della dominazione longobardica in particolare (che tante ostilità e persecuzioni aveva procurato al Giannone) non era tuttavia condiviso dal Manzoni: il quale, come è noto, se è vero che ammetteva nella politica antilongobardica e filofranca motivazioni di potere, non poteva che lodarne gli effetti favorevoli alle popolazione romana. Di qui l’accusa di faziosità rivolta allo storico napoletano.
Dal Discorso sui Longobardi alla prima Appendice al Fermo e Lucia il passo è breve. Proprio una infelice osservazione del Giannone, sopra le memorie cittadine che ancora attestano «dove quei mostri [e cioè il Piazza e il Mora] si congregavano», dà avvio a una prima inchiesta sui plagi dello storico-giureconsulto, la cui fama aveva varcato le alpi e trovato il prestigioso riconoscimento di Voltaire. Proprio queste incaute asserzioni il Manzoni rivendica al loro legittimo autore: il veneziano Nani, dal quale il Giannone le aveva tacitamente desunte. Il Manzoni mostra di aver ben compreso che il problema dei prelievi dal Nani non è un fatto sporadico, ma si protrae per pagine e pagine. È evidente che il Manzoni ha attuato un primo, sorprendente, sopralluogo: e non sa ancora che i plagi sono già stati da altri segnalati. Sarebbe dunque teoricamente possibile che alcuni segni apposti al cap. IV risalgano a questa prima inchiesta: ma così non è. L’uguaglianza dell’inchiostro e del ductus, ci dicono che le segnazioni di plagio dal Nani sedimentarono insieme a quelle del Parrino tutte insieme nella stesura definitiva della Colonna infame. In vesta dell’edizione definitiva (1840), il Manzoni ritorna sul capitolo dei plagi del Giannone con nuovo zelo (e al Rossi richiede al solito i volumi utili al bisogno), anche perché avvertito da altri della singolare officina storiografica del Giannone: in particolare su quelli del Nani, non rilevati dal Fabroni, che nelle sue Vitæ italorum, aveva posto l’accento sui prelievi dal Costanzo, Summonte, Parrino e dal Buffier. Ne riesce una «digressione, lunga, per dir la verità, in una parte accessoria d’un piccolo scritto», come la definisce il Manzoni, scusandosi con l’eccezionalità del caso in questione (perché il numero e le proporzioni dei prelievi «è sicuramente, in un autor famoso e lodato, quel che si dice un fenomeno»).


Comprende
  • MANZ. 13. 0001: 1: Tomo 1. in cui contiensi la politia del regno sotto Romani, Goti, Greci, e Longobardi [Postillato]
  • MANZ. 13. 0002: 2: Tomo 2. in cui contiensi la politia del regno sotto Normanni, e Svevi [Postillato]
  • MANZ. 13. 0003: 3: Tomo 3. in cui contiensi la politia del regno sotto Angioini, ed Aragonesi [Postillato]
  • MANZ. 13. 0004: 4: Tomo 4. in cui contiensi la politia del regno sotto Austriaci [Postillato]

Scheda OPAC SBN
SBLE015190

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