[Ad un calunniatore, p. Volpini Barnabita]

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

Componimento satirico contro il padre Gaetano Volpini, vicedirettore del Collegio Longone di Milano che Manzoni frequentò dal 1798 al 1801. Il profilo fisico e morale del padre barnabita, già beffeggiato nei versi [Contro il padre Gaetano Volpini], è tratteggiato dal Manzoni adolescente con toni pungenti, più vicini al modello di Giovenale, che in seguito, e in particolare nei Sermoni, lascerà il posto all'esempio oraziano. Sul precettore grava la macchia di alcuni dei sette peccati capitali, esplicitati o denunciati in forma indiretta: gola (vv. 3, 11-12, 37), lussuria (vv. 9, 18), superbia (v. 15), invidia (25), ira e accidia (vv. 27-28). Oltre a questi, il padre barnabita è tacciato di malvagità (v. 4) e di ipocrisia religiosa, tanto da meritarsi l’appellativo di «Novel Tartuffo» (v. 23), dal nome del celebre protagonista dell’omonima commedia di Molière. Il ritratto impietoso culmina con l’accusa di angherie e di abusi consumati da padre Volpini a danno dei suoi giovani allievi. L’indignazione morale del giovane Alessandro è espressa attraverso un ampio ricorso al registro comico, e raggiunge il massimo grado nella finale minaccia di usare con violenza l’«apollinea verga» sul padre barnabita, fino a scarnarlo, ossia smascherarlo (vv. 37-44). Sotto il profilo formale insieme alla rarità dello schema metrico vanno segnalate le forme dieretiche in -ïo e -ïa in fine di endecasillabo (vv. 1, 15, 21) che attesterebbero già a questa altezza la lettura delle Odi di Parini da parte di Manzoni (vd. DANZI 2012B, p. 355).
In definitiva questi versi rivelano la forte personalità poetica del giovane Manzoni, bilanciata comunque dalla presenza di numerose tessere della tradizione, in particolare ariostesche e pariniane. Nella condanna dell’allievo Manzoni, che per tramite di padre Volpini investe tutto il Collegio Longone, Biglione di Viarigi ha individuato una precoce tensione morale che fa dell’ode non uno «scherzo goliardico scritto semplicemente per far ridere i compagni», ma il risultato di «una coscienza offesa» che nel giovanissimo Manzoni si manifesta in una «densa e articolata intensità espressiva» (vd. BIGLIONE DI VIARIGI 1996, p. 23, con cui concorda DANZI 2012B, pp. 352-353). E si ricordi che ancora nei celebri versi In morte di Carlo Imbonati Manzoni pronuncerà il duro marchio di «sozzo ovil di mercenario armento» e «fetente mangiatoia» (vv. 147-151) contro il Collegio Longone. Diverso, invece, il parere di Boggione che ritiene «non vada sopravvalutata la portata ideologica» dell’ode, intesa più come «il naturale prodotto dell’insofferenza adolescenziale per una disciplina rigida e ritenuta ingiustificata, per l’ipocrisia di chi mantiene una condotta difforme dai principi a cui intende educare i propri studenti» (BOGGIONE 2002, pp. 275-276).

Incipit
Quanto i colombi amici son del nibbïo
Metro
ode di 11 quartine di due endecasillabi sdruccioli in prima e terza sede, e due settenari rimati tra loro in seconda e quarta sede, a schema A''bC''b
Storia del testo

L'ode venne pubblicata per la prima volta nel 1996 da Luigi Amedeo Biglione di Viarigi in seguito al ritrovamento dell'unico testimone superstite ad oggi noto, una copia apografa di Luigi Lechi conservata nel Faldone XIII, fasc. 6 dell’archivio della famiglia Lechi di Brescia (vd. BIGLIONE DI VIARIGI 1996). A pochi anni di distanza lo stesso studioso ne fornì una nuova edizione corretta dai molti errori della princeps, indotti da una cattiva lettura della difficile grafia del Lechi (vd. BIGLIONE DI VIARIGI 1999). La paternità del componimento è sostenuta da Biglione di Viarigi con il ricorso a una serie di elementi esterni e interni all’ode. Lo studioso sottolinea innanzitutto l’affidabilità di Luigi Lechi, compagno di Manzoni al Longone e testimone di prima mano; ricorda la consuetudine del giovane Alessandro di recitare i propri versi ai compagni che li ripetevano fra loro fino a mandarli a memoria, nonché le varie testimonianze della vena satirica del giovane Manzoni, portate ad esempio da Tommaseo e Mustoxidi. Sotto il profilo testuale lo studioso rileva il gioco paraetimologico (tipico del genere) sul nome volpe-Volpini (vv. 29-30, 35-36) che accomuna l’ode all’epigramma [Contro il padre Gaetano Volpini] (v. 1), la marca manzoniana nell’uso sapiente dell’aggettivazione, e numerose tangenze lessicali con i componimenti successivi, quali Del trionfo della libertà, [Alla Musa], Adda, i sermoni Amore e Delia, Panegirico a Trimalcione, [Sulla poesia], il carme In morte di Carlo Imbonati (vd. BIGLIONE DI VIARIGI 1996, pp. 18-22). Quanto alla datazione, Biglione di Viarigi colloca la copia apografa del Lechi, rispetto alla quale la genesi dei versi non doveva essere di molto anteriore, tra la primavera del 1800, quando Luigi Lechi entrò nel Collegio Longone, dopo la morte del padre, e l’estate del 1801, quando Manzoni lasciò l’istituto (vd. BIGLIONE DI VIARIGI 1996, pp. 4-10). Luca Danzi restringe ulteriormente i termini tra l’autunno del 1800 e l’inizio del 1801 affermando che «già la primavera dell’anno sembra collocazione poco congrua, se in quel periodo il Manzoni dava avvio al Trionfo della libertà. La superiorità del tema e l’importanza dell’impresa cui egli evidentemente mirava (misurarsi con la dimensione del poemetto in terzine, cioè col Monti) appartengono a una diversa dimensione rispetto all’ode, alla superiore missione di chi ormai aspirava a divenire poeta-vate della libertà» (vd. DANZI 2012B, pp. 354-355).

Date di elaborazione

1800-1801


Testimoni manoscritti

Prima edizione
  • BIGLIONE DI VIARIGI 1996 = Biglione Di Viarigi Luigi Amedeo, Un inedito manzoniano nell'Archivio Lechi di Brescia, in «Ateneo di Brescia. Accademia di scienze, lettere ed arti. Quaderni provvisori», I, 1996, pp. 3-24
    (con riproduzione parziale della copia a p. [12])

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 446-447, in Appendice; notaal testo p. 33)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 275-278)
  • BIGLIONE DI VIARIGI 1999 = Biglione Di Viarigi Luigi Amedeo, Trittico manzoniano : documenti e inediti dagli archivi privati di Brescia, in «Annali manzoniani», n.s. 3, 1999, pp. 285-304
    (corregge gli errori della prima edizione provocati da problemi nella decifrazione della grafia del Lechi; contiene la riproduzione fotografica integrale del manoscritto alle pp. [290-291] )
Edizione del testo in preparazione

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