Lettera al signor Professore Girolamo Boccardo intorno a una questione di così detta proprietà letteraria riveduta e corretta dall'autore

Insieme editoriale: Scritti letterari

La Lettera, dedicata alla questione del diritto d'autore, ma legata all'occasione puntuale della controversia tra Manzoni e Felice Le Monnier (su cui vd. la descrizione nella Storia del testo), risponde agli argomenti trattati nel Parere del 1860 di Girolamo Boccardo (BOCCARDO 1860), che a sua volta aveva ripreso lo schema tripartito adottato già nel 1846 dall'avvocato di Manzoni Giuseppe Montanelli (aspetto filosofico, legislazione straniera, legislazione italiana). Manzoni decide però di adottare una struttura bipartita, dislocando le osservazioni relative alla legislazione comparata nell’esame della questione dal punto di vista filosofico, o accanto alla riflessione sulla legge patria («il poco che avrò a dire sulla legislazione comparata troverà un luogo opportuno in una di queste»).

Il testo si apre con formula di cortesia diretta al Boccardo da cui riprende di seguito quasi interamente l'Avvertenza, riassuntiva dello status questionis tra Manzoni e Le Monnier, per poi proseguire con 2 macroparagrafi (i cui titoli derivano anch'essi da quelli del Parere del Boccardo), uno dedicato a La questione esaminata filosoficamente, l'altro a La questione esaminata col criterio della legge patria; quest'ultimo a sua volta suddiviso in 2 sottoparagrafi numerati romanamente e dedicati rispettivamente alla supposta retroattività della legge e al concetto di «dominio pubblico», e all'analisi degli articoli I e XIV della legge. Nelle ultime pagine Manzoni ricapitola l'iter giudiziario, con riferimento tanto alla sentenza della Regia Corte di Firenze del 15 febbraio 1858 quanto alla precedente, favorevole anch’essa a Manzoni, del 3 agosto 1846 e si congeda dal Boccardo con formula di saluto e firma, in perfetto stile epistolare.

L'interesse della Lettera non risiede soltanto nel ruolo fondamentale rivestito dalla causa manzoniana per la determinazione giuridica del concetto di diritto d'autore, ma anche nelle numerose precisazioni filosofiche, politiche e linguistiche (in particolare nel foglietto C, conservato in Manz. B.XIII.7), oltre che nella abilità retorica, giocata prevalentemente sul registro dialogico (con numerose prosopopee attribuite a un autore e a un pubblico fittizio) tipiche dello stile saggistico manzoniano, specie delle opere degli anni '50-'60.

Struttura

Impostato come una lettera, con formule di esordio e di congedo, firma e datazione, il trattato è suddiviso al suo interno in due paragrafi titolati, il secondo del quale a sua volta si divide in due sottoparagrafi numerati romanamente.

Storia del testo

Il pamphlet trova la sua ragione nella controversia tra Manzoni e Felice Le Monnier, iniziata nell'aprile del 1845 (ma già preceduta nel 1843 a causa del progetto, poi non realizzato, di Le Monnier di includere le tragedie manzoniane nella propria raccolta del Fiore dei tragici italiani antichi e moderni contro la volontà di Manzoni). La convenzione internazionale sul diritto d'autore, stipulata il 22 maggio 1840 come trattato austro-sardo, era infatti stata condivisa, in virtù dell'articolo XXVII, della stessa il 20 novembre dallo Stato Pontificio, il 17 dicembre dai Granducati di Toscana, l'11 e il 19 dicembre dai ducati di Parma e Modena, il 7 gennaio da quello di Lucca e il 15 maggio dal Canton Ticino (mentre verrà estesa all'ex Regno delle Due Sicilie solo dopo il '61 come decreto del Regno d'Italia). Dopo il pregresso del 1843 la causa si riaccese dopo la pubblicazione da parte di Le Monnier nella collana della «Biblioteca Nazionale» dei Promessi sposi secondo l'edizione ventisettana, e in particolare, come indica il frontespizio, come ristampa dell'edizione Passigli del 1832. La contrapposizione verteva sulla diversa interpretazione dell'articolo XIV:

«La presente convenzione non farà ostacolo alla libera riproduzione nei rispettivi stati di opere che fossero già pubblicate in alcuni di essi prima che la detta convenzione fosse posta in vigore, purché la riproduzione abbia avuto cominciamento e sia stata legalmente autorizzata avanti di quel tempo. Qualora però si fosse pubblicata parte di un’opera prima che la presente convenzione fosse posta in esecuzione, e parte dopo, la riproduzione di quest’ultima parte non sarà permessa che col consenso dell’autore o de’ suoi aventi causa, purché i medesimi si dichiarino pronti a vendere agli associati la continuazione dell’opera, senza obbligarli all’acquisto dei volumi dei quali fossero già possessori».

Le Monnier che aveva ricevuto l'autorizzazione della censura fiorentina si appellava infatti a una interpretazione più morbIda del testo, sostenendo che la proibizione riguardava solo la ristampe di opere uscite dopo la sua promulgazione e a sostegno di qesta tesi aveva pubblicato nel novembre '43 l’opuscolo Interpretazione dell’art. 14 della legge sulla proprietà letteraria pubblicata in Toscana il 17 dicembre 1840, firmato dagli avvocati Luigi Siccoli, Vincenzo Salvagnoli, Leopoldo Pini, Ferdinando Andreucci, Celso Marzucchi, dal dott. Giovanni Allegri e dall’estensore della memoria Pietro Fraticelli. Manzoni invece, rappresentato dall'avvocato Giuseppe Montanelli, sosteneva una lettura più restrittiva e considerava non retroattivo l'articolo solo in relazione alle ristampe in corso, a prescindere dalla data di pubblicazione della princeps.

L'allegazione scritta da Montanelli (MONTANELLI 1845) era articolata in tre parti: una riflessione filosofica sui concetti di "proprietà letteraria" e "dominio pubblico", un esame della legislazione straniera su questo punto e infine un'analisi puntuale di quella italiana, con particolare riferimento all'articolo XIV. Con questa allegazione Manzoni, rappresentato dal procuratore Francesco Uccelli vinse la causa a Firenze nell'agosto del '46, ma Le Monnier continuò a ristampare il romanzo e ricorse prima alla Corte Regia quindi nel 1860 alla Corte suprema di Cassazione. In questa occasione l'editore incaricò il professore di diritto Girolamo Boccardo di stendere un Parere che venne stampato dallo stesso Le Monnier in opuscolo datato 28 agosto 1860 e nel quale veniva mantenuto lo stesso schema già adottato da Montanelli, contestando però la sussistenza di un diritto d'autore in base a considerazioni sulla diversa natura tra proprietà intellettuale e materiale, per concludere infine che l'estensione di un tale diritto avrebbe costituito un privilegio monopolistico dannoso per la società, pur sottolineando quanto occorresse invece ricompensare l'autore dei Promessi sposi per la sua opera. L'opuscolo venne inviato dallo stesso Boccardo a Manzoni, come si evince dall'incipit della Lettera manzoniana. Alla sua stesura Manzoni dovette lavorare velocemente, per poter stampare il volume prima dell'epifania, dopo la quale si sarebbe dovuta tenere l'udienza in Cassazione: la composizione e la correzione delle bozze sono quindi databili tra settembre e i primi di gennaio, quando uscì in opuscolo per Redaelli: il 2 gennaio veniva già ricevuto dall'avvocato di Manzoni Lorenzo Panattoni, che nel dicembre era stato interpellato su alcuni punti specifici. Anche la Cassazione diede ragione a Manzoni condannando il 20 dicembre 1861 Le Monnier al pagamento delle spese e a un rimborso; tuttavia la controversia si concluse definitivamente solo nel 1864 con una transazione amichevole, favorita dall'interessamento di numerosi altri mediatori (da Capponi a Maffei, a Barbèra). Gli interventi manzoniani sull'opuscolo per l'edizione delle Opere varie sono correzioni di refusi o varianti interpuntive. Si segnala l'erronea datazione «Milano, 1862?», annotata in Manz.B.XII.8bis con un "nb", dal tipografo ed inserita nel testo delle OV70, lasciando il punto interrogativo finale.

Date di elaborazione

settembre-dicembre 1860


Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Manz.B.XII.6 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (autografo)
  • Manz.B.XII.7 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (bozze della princeps)
  • Manz.B.XII.8 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (bozze della princeps)
  • Manz.B.XII.8bis • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (princeps con correzioni autografe per le Opere varie)

Prima edizione
  • BOCCARDO 1861 = Manzoni Alessandro, Lettera di Alessandro Manzoni al signor professore Girolamo Boccardo intorno a una questione di così detta proprietà letteraria, Milano, Redaelli, 1861

Edizioni di riferimento
  • INDIGENTI 2016 = Indigenti Valentina, Lettera al Boccardo (1860-1870) di Alessandro Manzoni. Edizione critica, Tesi di Laurea magistrale A.A. 2015/2016 Università degli Studi di Parma. Relatrice Prof. Giulia Raboni, 2016
    (Edizione del testo delle «Opere varie» con apparato genetico completo)
  • RICCARDI-TRAVI 1991 = Manzoni Alessandro, Scritti letterari, a cura di Carla Riccardi e Biancamaria Travi, Milano, Mondadori, 1991 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. V, t. III)
Edizione del testo in preparazione

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