Ognissanti

Insieme editoriale: Poesie / Poesie religiose

A un inno sacro intitolato Ognissanti Manzoni pensò già nel 1830, ma lavorò più concretamente alla sua composizione soltanto nel 1847, e senza ultimarla. In questa forma incompiuta, giunta fino a noi, l’inno è strutturato in tre parti: nella prima (vv. 1-24) il poeta si rivolge ai santi contemplativi, che dopo avere dedicato la propria vita alla preghiera e alla ricerca di Dio possono contemplarne la diretta immagine; nella seconda parte (vv. 25-44) si rivolge ai santi penitenti che sono stati sollevati dall’abisso del peccato dall’«immensa pietà» di Dio (v. 28), come l’acqua che rimane a lungo dispersa nel sottosuolo finché non viene spinta da una corrente più forte che la fa sgorgare. Infine, nella terza parte (vv. 45-56) indirizza una lode alla Vergine, l’unico essere senza macchia, che ha calpestato il serpente del peccato originale. L’idea centrale dell’inno è espressa da Manzoni nella lettera del febbraio 1860 a Louise Colet, cui invia le famose strofe del fiore (vv. 9-24): «J'y voulais répondre à ceux qui demandent quel mérite on peut trouver aux vertus stériles pour la société, des pieux solitaires» (vd. lettera n. 1269). Lo stesso nucleo teorico è affermato direttamente ai vv. 5-8 rivolti ai santi contemplativi «Il secol vi sdegna, e superbo | Domanda qual merto agli altari | V’addusse; che giovin gli avari | Tesor di solinghe virtù». L’interrogativo del secol superbo, che più che ai santi dovrebbe essere rivolto a Dio, è contestato da Manzoni attraverso un sapiente ricorso alla correctio (si veda la densa analisi di FRARE 2017, pp. 311-315). Significativo è l’uso del novenario con accenti fissi di seconda quinta e ottava che conferisce ai versi una forte ripetitività ritmica, incalzata sotto il profilo fonico da insistite allitterazioni. Ricco è il ricorso all’antitesi, in particolare quella tra caduta e ascesa che emerge con più forza nella seconda parte dell’inno. Frare ha rilevato la significativa presenza di Dante e, contrariamente agli altri inni sacri, la scarsa ripresa di brani liturgici o biblici (vd. FRARE 2017, p. 305).

Incipit
Cercando col cupido sguardo
Metro
14 strofe tetrastiche di novenari a schema abbc, legate a due a due dalla rima tronca dell'ultimo verso
Storia del testo

Il proposito manzoniano di comporre un inno intitolato Ognissanti era senz’altro attivo già nella fase di ideazione del piano generale degli Inni sacri, ed è più esattamente documentato all’altezza del 1830. Per prima cosa va rilevato che nell’elenco dei 12 titoli registrati secondo il calendario liturgico sul cartiglio incollato al verso della prima carta bianca del Codice degli inni sacri (Manz.V.S.IX.3), cartiglio che per Ghisalberti potrebbe collocarsi tra il 1815/1822 e il 1823 (vd. CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 199), Ognissanti figura in undicesima posizione. E nello stesso codice, a c. 43v, con data «Xmbre 1830» si trova il frammento più antico dell’inno, contenente soltanto il titolo e tre epigrafi paoline accomunate dal tema dell’unità dei santi in Cristo: «in omnibus Christus. Paul. Col. III. 11», «multa quidem membra, unum autem corpus. Cor. I. XII. 20», «Omnes enim vos estis | Unum in Christo Jesu. Gal. III. 28». È probabile però che Manzoni, a quell’altezza, avesse abbozzato almeno qualche verso. In particolare, esaminando il Codice degli inni sacri , Ghisalberti ha rilevato lo strappo di una o più carte successive alla c. 43 che verosimilmente contenevano abbozzi di Ognissanti, di cui ad oggi non rimane traccia (vd. CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 195). Lo strappo sarebbe avvenuto a codice già rilegato, rendendo necessario incollare al troncone la successiva c. 44 con i frammenti del Natale del 1833, per evitare che si staccasse.

All’Ognissanti Manzoni mise certamente mano 17 anni dopo. Lo conferma un frammento di lettera al figlio Pietro del 17 ottobre 1847: «ti darò, ma a te solissimo, una notizia domestico–letteraria, cioè che ho tentato di aggiungere un inno ai cinque per arrivare alla mezza dozzina. Spero di portarne a Milano più della metà, avendone già fatto più di un terzo. Ora non potrei più dare addietro perchè il fatto mi stimola a finire: ma come sarà? Non lo stamperò senza più di un visto. Intanto sta attento a quel solissimo che è in senso stretto ed esclude anche il cenno più generale» (cfr. CARTEGGI FAMILIARI 2006, vol. I, pp. 337-338, e lettera n. 813). Di questo tentativo fu informato il Rosmini che il 4 novembre 1847 sottopose all’amico le proprie osservazioni su alcune varianti dei vv. 41-42 e dei vv. 5-7. E prontamente, l’8 novembre, Manzoni lo ringraziò assicurando «Continuerò dunque a tentare, auspice Teucro» (cfr. CARTEGGIO MANZONI-ROSMINI 2003, p. 106, e lettera n. 815). Stefano Stampa riferisce inoltre che Manzoni coinvolse anche l’amico Rossari per riuscire a superare l’impasse della composizione: «Mi trovava presente per combinazione quando il Manzoni lesse al Rossari l’ultimo suo Inno, l’Ognissanti, che aveva interrotto perché non trovava modo di perfezionare un verso od una strofa che non gli piaceva. Rossari confessò che non era una delle sue migliori; Manzoni gli chiese come si sarebbe potuto o cangiarla o migliorarla. Ci pensarono un pezzo tutti e due, e non avendo potuto né l’uno, né l’altro, trovare il modo di perfezionarla o di cangiarla, l’Inno rimase incompleto in quel punto» (vd. STAMPA 1885, pp. 215-216). Da parte sua, nella lettera a Stefano Stampa del 3 settembre 1851, Luigi Rossari si rammaricava che Manzoni avesse abbandonato «quel bell’Inno sacro che aveva incominciato pochi anni fa», e in toni simili tornava sull’argomento il 31 ottobre 1852, sempre con Stefano Stampa (vd. SANESI 1954, p. CLXXXIII).

Notizie sull’inno si hanno ancora, a tredici anni di distanza, nel 1860, quando Louise Colet riuscì a ottenerne da Manzoni 4 strofe (i vv. 9-24). Secondo la ricostruzione offerta dalla stessa Colet, ella visitò Manzoni a Milano il 22 novembre 1859 omaggiandolo di un volume di sue poesie. Pochi mesi dopo, in occasione di un secondo incontro avvenuto il 17 gennaio del ’60, Manzoni riferì alla scrittrice francese di avere scorto alcune analogie tra un passo de La Paysanne e alcuni versi del suo incompiuto Ognissanti. Per soddisfare la preghiera della Colet, il Manzoni trascrisse le quattro strofe in una lettera che le indirizzò tra il primo e il 2 febbraio 1860 (vd. lettera n. 1269). Due anni dopo, la Colet pubblicò le strofe in questione nel primo volume de L’Italie des Italiens, insieme al resoconto della vicenda (vd. COLET 1862-1864, vol. I, pp. 107-120 e pp. 365-376).

A queste quattro strofe Bonghi ne aggiunse una quinta (la dodicesima) nelle Opere inedite o rare (vd. BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898, vol. I, pp. 201-203). Tutte le 14 strofe vennero pubblicate nel 1914 da Attilio De Marchi nel volume Dalle carte inedite manzoniane del Pio istituto pei figli della Provvidenza in Milano (vd. DE MARCHI 1914, pp. 12-17), che le trasse dall’autografo, ora alla Braidense con la segnatura Manz.B.XXX.12. Delle due minute autografe parziali, già nella raccolta privata di Giovanni Treccani degli Alfieri in Milano, portati alla luce da GHISALBERTI 1941, pp. 239-241, una è ora alla Braidense (Manz.B.XXXIV.1). Numerose, infine, sono le copie apografe dell’inno, una a Brera (Manz.B.XXXV.11), e altre al Centro Nazionale di Studi Manzoniani. Di queste ultime, una si deve a Luigi Rossari e quattro a Teresa Stampa. Altre due copie di Teresa sono conosciute per via indiretta dai contributi di FLORI 1930 e FRESCURA 1941 che le pubblicarono (vd. la descrizione in SANESI 1954, pp. LXI-LXII, e pp. CXCVIII-CCI). Alcune strofe (l’undicesima, la tredicesima e la quattordicesima) fece conoscere Filippo Crispolti nel 1919 dicendo di averle ricavate da un manoscritto scoperto da Giovanni Sforza, ad oggi irrintracciabile (vd. CRISPOLTI 1919, p. 36), dopo averne dato notizia in un articolo del 1901 (vd. CRISPOLTI 1901). Dell'autenticità del presunto autografo ritrovato a Roma nel 1947 da Giovanni Macchia nella collezione privata Anfuso, da allora irrintracciabile, contenente un abbozzo concettuale dell’inno, alcuni versi cancellati e la prima parola del primo verso di venti strofe, dubitano Sanesi, Ghisalberti, e da ultimo Frare (cfr. SANESI 1954, pp. CCVI-CCXII; CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 918; FRARE 2017, p. 301).

Date di elaborazione

1847...


Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Manz.V.S.IX.3 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (titolo autografo con epigrafi paoline e data «dicembre 1830»)
  • Manz.B.XXXIV.1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (minuta autografa)
  • Manz.B.XXX.12 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (autografo)
  • Manz.B.XXXV.11 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (copia apografa)
  • Carte Grossi • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (copia apografa di Luigi Rossari, datata ottobre 1857)
  • Fondo Stampa • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (copia apografa di Teresa Stampa, datata ottobre 1857)
  • Fondo Stampa • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (copia apografa di Teresa Stampa, datata ottobre 1857)
  • Fondo Stampa • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (copia apografa di Teresa Stampa)
  • Fondo Stampa • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (copia apografa di Teresa Stampa, con nota «10. 9bre. Milano, 1857. | Altra copia fatta da me Teresa B. S. M. | sull’originale d’Alessand.»)

Prime edizioni
  • DE MARCHI 1914 = De Marchi Attilio, Dalle carte inedite manzoniane del Pio istituto pei figli della provvidenza in Milano, Milano, Tip. Figli della provvidenza, 1914
    (pp. 12-17, l'intero inno incompiuto)
  • BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898 = Manzoni Alessandro, Opere inedite o rare di Alessandro Manzoni, pubblicate per cura di Pietro Brambilla, da Ruggiero Bonghi e Giovanni Sforza, Milano, Rechiedei, 1883-1898 (voll. 5)
    (vol. I, pp. 201-203, la strofa 12)
  • COLET 1862-1864 = Colet Louise, L'Italie des italiens, Paris, Dentu, 1862-1864 (voll. 4)
    (vol. I, p. 376, le strofe 3, 4, 5, 6, insieme alla lettera di Manzoni, [1-2 febbraio 1860], e con traduzione francese dei versi)

Edizioni di riferimento
  • FRARE 2017 = Manzoni Alessandro, Inni sacri e odi civili, Introduzione e commento di Pierantonio Frare, Milano, Centro nazionale studi manzoniani, 2017 (Edizione nazionale ed europea delle opere di Alessandro Manzoni, 1)
    (pp. 299-327)
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (nota al testo a p. 33, testo alle pp. 478-480, in Appendice)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 543-552)
  • LONARDI-AZZOLINI 1992B = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1992 (Letteratura universale. Esperia)
    (testo alle pp. 229-230, note alle pp. 456-462)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo alle pp. 255-257, nota al testo alle pp. 914-920)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (nota al testo alle pp. CLXXXIX-CCXV, testo alle pp. 167-170, varianti alle pp. 170-171)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 109-111)

Risorse correlate
Edizione del testo in preparazione

Scheda di Carmela Marranchino | Cita questa pagina