In morte di Carlo Imbonati

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

In morte di Carlo Imbonati. Versi di Alessandro Manzoni a Giulia Beccaria sua madre è un’epistola consolatoria in endecasillabi sciolti (vv. 242) che Manzoni dedicò alla madre dopo la morte del compagno Carlo Imbonati, avvenuta il 15 marzo 1805 a Parigi, dove lo scrittore giunse qualche tempo dopo. Il carme – così com’è comunemente etichettato dagli studiosi, per attrazione del successivo esempio foscoliano dei Sepolcri (vd. FRARE 2008, p. 135) – occupa una posizione di rilevo nella produzione poetica del giovane Manzoni. In esso, dopo la stagione più polemica dei Sermoni, Manzoni formula un più maturo modello umano e poetico di rigore morale, sul quale influiscono anche i primi contatti con gli idéologues francesi (vd. DE ROBERTIS 1974, in particolare le pp. 255-275). Imbonati, allievo di Parini che gli aveva dedicato l’ode L’educazione (citata al v. 177), è visto come un «erede raffinato e disinteressato della maggiore tradizione poetica e civile lombarda» (DANZI 2012A, p. 227) dal giovane Manzoni, che lo elegge a guida spirituale. I versi all’Imbonati siglano pertanto un ideale passaggio di consegne Parini-Imbonati-Manzoni, attraverso il quale lo stesso giovane poeta rivendica per sé una poesia fondata sul binomio virtù-verità, che segna il definitivo distacco dal magistero del Monti.

Nel carme, Manzoni dialoga idealmente con l’Imbonati, che non fece in tempo a conoscere in vita. Alla visione notturna fa da preambolo un breve scambio tra il poeta e la madre, incentrato sul carattere della poesia fino ad allora praticata da Manzoni e sulla lode dell’esempio virtuoso del defunto (vv. 1-16). L’ombra di quest’ultimo appare di notte presso il letto del poeta (vv. 16-36), e intrattiene con lui un dialogo serrato, pausato da brevi intermezzi narrativi (vv. 37-234). Il risveglio di Manzoni in uno stato di commozione chiude il carme (vv. 235-242). Il ritratto elogiativo dell’Imbonati, fedele al modello del «giusto solitario» (v. 132), è esibito in opposizione all’ipocrisia, all’avidità e alla corruzione dell’epoca presente (vv. 120-134) e si invera nell’ideale di rigore morale e di vita appartata dedicata allo studio dei classici, condiviso dallo stesso Manzoni (vv. 144-165). A conferma della massima considerazione che ha riservato a «qualunque / Di chiaro esemplo, o di veraci carte / Giovasse altrui» (vv. 168-170), Imbonati riferisce i propri modelli: Alfieri (vv. 171-175) e Parini (vv. 176-180) tra i moderni, Omero tra gli antichi (vv. 187-196). Manzoni, interessato a divenire un buon poeta, può dunque riconoscere definitivamente all’Imbonati la funzione di maestro intellettuale e accogliere i famosi nove precetti di stampo pariniano che egli gli impartisce (vv. 207-215).

Incipit
Se mai più che d’Euterpe il furor santo
Metro
endecasillabi sciolti
Storia del testo

La genesi dei versi In morte di Carlo Imbonati, è legata al ricongiungimento nel 1805, dopo un lunghissimo distacco, tra Giulia Beccaria, che si era stabilita a Parigi con l'Imbonati in seguito al divorzio da Pietro Manzoni, e il giovane Alessandro, che non ebbe l'occasione di conoscere personalmente il compagno della madre, morto il 15 marzo. La stesura del carme va collocata, dunque, tra l’arrivo di Manzoni a Parigi, dove si trovava già il 12 luglio 1805, come attesta il permesso di residenza (cfr. BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1889, vol. I, pp. 10-11), e l'uscita della princeps nel gennaio 1806; e più probabilmente, va ascritta all’autunno-inverno (cfr. DANZI 2012A, p. 225). La celebre lettera indirizzata da Manzoni a Fauriel il 9 febbraio 1806 (vd. lettera n. 11) è utile a chiarire l’impianto teorico del carme, in particolare per il ritorno della coppia sentire e meditare (v. 207) eletta a principio fondamentale dell'opera letteraria.

Del carme, non si conservano manoscritti. Dopo il sonetto Come il divo Alighier l’ingrata Flora, inserito da Francesco Lomonaco nelle Vite degli eccellenti italiani (Italia [Lugano?], 1802-1803), è la prima opera di cui Manzoni curò personalmente la stampa. La princeps apparve a Parigi, presso Didot, in cento esemplari fuori commercio verso la metà del gennaio 1806, se Ferdinando Marescalchi il 25 gennaio, sempre da Parigi, ringraziava con ritardo Giulia Beccaria dell’esemplare ricevuto (vd. SFORZA 1912-1921, vol. I, p. 27). Significativa l’epigrafe «Ch’ambo i vestigi tuoi cerchiam piangendo. | Casa» tratta dal sonetto di Della Casa Come splende valor, per ch’uom no ’l fasci (v. 11), e posta nel verso del frontespizio a sottolineare la viva partecipazione del Manzoni al lutto della madre. Di questa prima edizione si conserva alla Braidense l’esemplare di dedica di Giulia Beccaria (Manz.12.A29) che, sulla coperta anteriore reca in oro le lettere «GAC» sovrapposte e intrecciate, cioè Giulia Alessandro Carlo (vd. BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898, vol. I, p. 106, n. 1), a testimonianza di un legame «agognato e mancato, ancora vivente il padre legale Pietro» (GAVAZZENI 1992, p. 185). A pochi mesi di distanza, nel marzo del 1806, il carme venne ristampato a Milano da Destefanis per opera dall’amico Giambattista Pagani che aggiunse una dedica al Monti «principe de’ poeti moderni» senza il consenso dell’autore. Manzoni, giudicando l’omaggio inopportuno, invitò dapprima l’amico a ritrattarlo pubblicamente, poi soprassedette (vd. la lettera n. 13, del 18 aprile 1806, e la n. 15, del 30 maggio). Altre due edizioni apparvero nello stesso anno a Brescia presso Nicolò Bettoni e a Roma presso la Stamperia Caetani all’Esquilino.

Dopo la conversione, Manzoni rifiutò questi versi e ne vietò la ristampa ai molti che chiesero la sua autorizzazione (vd. lettera n. 188 a Rossari del 19 agosto 1823; lettera n. 223 a Grossi del 29 agosto 1825; lettera n. 232 a Fauriel del 3 marzo 1826; lettera n. 517 a padre Antonio Buonfiglio del 27 gennaio 1839; lettera n. 791 a padre Calandri del 12 febbraio 1847). Particolarmente indecorose, dovettero infatti parergli l’esaltazione della relazione amorosa tra la madre e l’Imbonati e i versi di invettiva contro il Collegio Longone di Milano (vv. 147-151). Per le stesse ragioni Sanesi ha ipotizzato la distruzione da parte di Manzoni delle testimonianze manoscritte del carme (vd. SANESI 1954, p. XCVII). A dispetto delle intenzioni di Manzoni, i versi In morte di Carlo Imbonati videro tuttavia molte ristampe nel corso dell’Ottocento (cfr. CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 878) tra cui si segnalano l’edizione parigina di Baudry nelle Tragedie di Alessandro Manzoni Milanese il Conte di Carmagnola e l'Adelchi aggiuntevi le poesie varie dello stesso, ed alcune prose sulla Teorica del dramma tragico del 1826; le Opere poetiche di Alessandro Manzoni curate da Goethe a Jena per Framman nel 1827, e le Opere curate da Tommaseo nel 1829 a Firenze per Batelli. Foscolo lodò il carme come esempio di «Poesia di un giovine ingegno nato alle lettere e caldo d’amor patrio», citando i vv. 188-196 su Omero in nota al v. 280 dei Sepolcri (Brescia, Bettoni, 1807, p. 29), per cui si vedano DE ROBERTIS 1974, pp. 274-275 e FRARE 2008.

Date di elaborazione

1805-1806: dopo l'arrivo di Manzoni a Parigi (12 luglio 1805); con più probabilità nell’autunno-inverno.


Prima edizione
  • DIDOT 1806 = Manzoni Alessandro, In morte di Carlo Imbonati. Versi di Alessandro Manzoni a Giulia Beccaria sua madre, Parigi, Didot, 1806

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 225-252; nota al testo pp. 27-28)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 406-423)
  • GAVAZZENI 1992 = Manzoni Alessandro, Poesie prima della conversione, A cura di Franco Gavazzeni, Torino, Einaudi, 1992 (Nuova universale Einaudi, 209)
    (pp. 183-206; nota al testo pp. XXIII-XXIV)
  • LONARDI-AZZOLINI 1992B = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1992 (Letteratura universale. Esperia)
    (testo pp. 132-138, nota al testo e commento pp. 308-317)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo pp. 193-199, nota al testo pp. 877-878)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (testo pp. 88-94; discussione pp. XCII-XCVIII)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 61-66)
  • BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898 = Manzoni Alessandro, Opere inedite o rare di Alessandro Manzoni, pubblicate per cura di Pietro Brambilla, da Ruggiero Bonghi e Giovanni Sforza, Milano, Rechiedei, 1883-1898 (voll. 5)
    (vol. I, pp. 105-116)

Risorse correlate
Edizione del testo in preparazione

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