Della lingua italiana

Insieme editoriale: Scritti linguistici inediti

Il saggio incompiuto Della lingua italiana – composto a più riprese tra il 1830 e il 1859, e di cui gli editori (Poma-Stella 1974 e Stella-Vitale 2000A e 2000B) hanno ricostruito cinque redazioni successive – alle quali si connette una consistente mole di appunti e frammenti – è uno scritto argomentativo concepito per difendere la scelta del fiorentino come lingua nazionale. In una lettera al lessicografo Giacinto Carena del 29 marzo 1847 Manzoni spiega come la proposta del fiorentino vada a sua opinione presentata all’interno di «un lavoro lungo e sistematico», che dovrebbe contenere «esposizione ordinata de’ principi generali in materia di lingua, applicazione estesa di questi al fatto particolare, confutazione ugualmente estesa dell’obiezioni, e finalmente analisi accurata e insistente delle teorie, e delle massime contrarie» (lettera 796). È questa una descrizione del trattato Della lingua italiana , di cui lo scrittore dichiara nella stessa lettera di avere già steso una parte: un testo che non si limiti a enunciare una posizione, ma la collochi entro una visione linguistica più generale; e che discuta in dettaglio le teorie precedenti, in particolare quelle rifiutate. Il percorso argomentativo muove dunque dal generale (le condizioni essenziali comuni a tutte le lingue) al particolare (il caso dell’italiano), secondo un metodo che Manzoni ritiene il solo conveniente alla conoscenza. Tuttavia i materiali superstiti sviluppano a diversi livelli di completezza il tema della lingua in generale, mentre Manzoni non arriva, nelle redazioni più avanzate, a trattare il caso particolare dell’italiano. In questo senso il saggio costituisce lo sfondo teorico, pur frammentario e incompiuto, delle posizioni sulla lingua italiana pubblicamente espresse nella Relazione del 1868.

Struttura

Sia la prima sia la seconda redazione comprendono un capitolo che si preoccupa dapprima di confutare il più pericoloso dei sistemi avversi, quello cioè di coloro che negano l’esistenza del problema della lingua; difende quindi la scelta metodologica di muovere dal tema generale delle lingue a quello particolare dell’italiano (contestando la posizione empirista, espressa in particolare da Condillac, che nega la validità del procedimento: tale digressione si sposta, nella seconda redazione, in nota); e stabilisce infine che il trattato procederà esaminando i sistemi fondati su opinioni arbitrarie e confutandone via via le debolezze: in questo modo, gli ostacoli si trasformeranno in strumenti, perché Manzoni si propone di raggiungere la verità desumendola, per opposizione, dall’errore altrui. Il capitolo si chiude con il piano dell’opera, invariato dalla prima alla seconda redazione: un primo libro dedicato all’esame dei sistemi altrui e all’esposizione dei principi fondanti di quello manzoniano; un secondo libro che stabilisca quale sia la vera lingua italiana; un terzo libro sul come ottenere dall’italiano gli effetti che si vogliono da una lingua. La prima e la seconda redazione sono accomunate anche dal rilievo che vi assume Antonio Cesari, il cui sistema è il primo che Manzoni sceglie di confutare: l’insieme di appunti, abbozzi e frammenti a lui dedicati nella prima redazione evolve nel capitolo II della seconda redazione, Del sistema del P. Cesari rispetto all’essenza della lingua . La posizione di Cesari è viziata, tra i molti limiti che Manzoni evidenzia, da un equivoco di fondo: non è di quale sia o debba essere la lingua italiana che si discute, ma di come la lingua italiana possa raggiungere la perfezione. Le prospettive sono dunque divergenti: «Noi cercavamo una lingua, lui invece d’indicare cosa la costruisce e fa essere, cerca come possa essere buona» (Seconda redazione, Stella-Vitale 2000A, p. 132).

Nella terza redazione, rappresentata da un insieme di testi frammentari, Manzoni si rivolge alla lingua in generale, e sviluppa in particolare il tema delle regole, che non corrispondono – come ritenuto dai grammatici filosofi – a leggi o principi comuni e connaturali a tutte le lingue, risultanti da rapporti necessari tra il pensiero e la parola; ma sono invece i diversi mezzi di cui le lingue si servono per esprimere relazioni tra le cose. Questi mezzi, o forme grammaticali, appartengono a tre classi: inflessioni; vocaboli che significano modi, connessioni o relazioni; disposizione di vocaboli. Nessuna classe offre strumenti obbligatori per uno speciale intento. Al contrario, ogni espediente può essere scambiato con uno di un’altra classe (per esempio: al ruolo delle desinenze latine l’italiano supplisce in gran parte con le preposizioni; e alle preposizioni ricorre d’altro lato anche lo stesso latino). Discutendo del primo mezzo, le inflessioni, Manzoni deve confrontarsi con la teoria di chi ha ritenuto che le inflessioni di tutte le lingue siano state in origine altri vocaboli, aggiunti alla parola principale. Poiché questa posizione presuppone che il linguaggio sia stato inventato dagli uomini, a confutarla viene dedicata una nota, che evolve quindi in un’appendice che prende il titolo (non manzoniano) di Esame della dottrina del Locke e del Condillac sull’origine del linguaggio .

Della quarta redazione si conservano, oltre ad appunti e frammenti, due distinte fasi redazionali. La più avanzata si apre con un capitolo introduttivo dal titolo Ragione e disegno dell’opera , che annuncia una struttura significativamente mutata rispetto a quella descritta nelle due redazioni iniziali, e fondata sull’assunto che la lingua di cui l’Italia ha bisogno deve partecipare delle condizioni comuni a tutte le lingue, e inoltre possedere condizioni sue proprie «che la facciano essere la lingua italiana» (Stella-Vitale 2000B, p. 699). Sarà dunque necessario capire cosa sono le lingue, e solo allora arriverà la scelta di quella italiana. Un primo libro dell’opera sarà dunque dedicato ai principi generali, nonché alla risposta alle obiezioni e all’esame dei sistemi contrari; un secondo libro tratterà di come render comune in Italia la vera lingua italiana. Di questo progetto Manzoni arrivò a lavorare solo al primo libro, ed entro quello realizzò unicamente il capitolo II, In virtù di che ogni lingua sia qual è; e prima, rispetto ai vocaboli ; e il capitolo III, In virtù di che ogni lingua abbia quelle regole grammaticali che ha .

La quinta redazione, di cui si conservano quattro capitoli e una Appendice, conferma e sviluppa la struttura individuata nella quarta, e si fonda dunque sul presupposto che materia di ogni lingua sono i vocaboli e le «forme grammaticali applicate ad essi, che sono comunemente chiamate regole» (Stella-Vitale 2000A, p. 424). Ne consegue che, cercando cosa sono vocaboli e regole, e perché ogni lingua ha quelli che ha, si arriverà a trovare la causa efficiente delle lingue stesse. Dopo il capitolo I, Dello stato della lingua in Italia e degli effetti essenziali delle lingue , che ha funzione introduttiva, nel capitolo II, Quale sia la causa efficiente delle lingue, e in primo luogo, riguardo ai vocaboli , si discutono esempi di vocaboli dal significato proprio, di traslati e di locuzioni, per concludere che ciò che li fa essere è l’Uso. Un principio, in realtà, già riconosciuto ma, argomenta l’autore, «non si tratta qui di dir delle cose nove, bensì di dire le cose necessarie a formare il vero concetto dell’essenza delle lingue» (Stella-Vitale 2000A, p. 451). Nel capitolo III, Quale sia la causa efficiente delle lingue, riguardo alle regole grammaticali , Manzoni, stabilisce dapprima un punto decisivo, cioè l’assimilazione di vocaboli e regole, gli uni e le altre «mezzi di significazione» (Stella-Vitale 2000A, p. 453), entro la categoria dei segni. Si dimostra quindi, attraverso l’analisi di una serie di esempi, che ogni relazione può essere espressa con mezzi grammaticali diversi, la cui applicazione è soggetta all’arbitrio dell’Uso. Il capitolo IV è dedicato all’ Analogia , erroneamente ritenuta capace di produrre nelle lingue effetti indipendenti dall’Uso e che, al contrario, «non opera se non dove e fin dove l’Uso lo vuole» (Stella-Vitale 2000A, p. 463). Chiude la serie una appendice al capitolo III, Se ci siano de’vocaboli necessariamente indeclinabili dove, dimostrando che non esistono vocaboli indeclinabili, Manzoni ribadisce il suo rifiuto di una ripartizione dei vocaboli in classi diverse, ciascuna adibita a una speciale funzione; ripartizione - di cui lo scrittore rintraccia l'origine nel pensiero grammaticale greco-romano e medievale - a sua volta derivata dal postulato di un legame necessario tra leggi del linguaggio e leggi del pensiero. La promozione dell’Uso ad arbitro delle lingue, sia per quanto riguarda i vocaboli sia per quanto riguarda le regole, implica dunque il superamento del principio fondante della grammatica generale, che nelle tre redazioni più avanzate del trattato Manzoni discute chiamando in causa non solo la Grammaire e la Logique di Port-Royal, ma una schiera di grammatici e filosofi settecenteschi, soprattutto francesi (tra i più presenti: Nicolas Beauzée, Claude Buffier, François Séraphin Régnier-Desmarais, Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy, César Chesnau Du Marsais, Gabriel Girard - i cui volumi, alcuni postillati, si conservano nelle biblioteche d'autore), di volta in volta citati in relazione a singoli passaggi dell’argomentazione.

Storia del testo

Occasione d’avvio delle riflessioni destinate a sfociare nel trattato fu la raccolta postuma, pubblicata nel 1830, delle Prose scelte di Antonio Cesari, che includeva le Dissertazioni sopra lo stato presente della lingua italiana , compendio teorico della dottrina purista. Manzoni lesse e postillò il volume (oggi presso la biblioteca di Brusuglio, MANZ.BRU. D.05. 333), e ne ricavò un primo manipolo di appunti, abbozzi e frammenti, raccolti sotto il titolo Cesari , che Stella-Vitale (2000B, pp. 141 ss.) riconducono al piano di un saggio sul sistema del padre Cesari, destinato a evolversi rapidamente nel più ambizioso progetto del trattato Della lingua italiana . Gli appunti e i frammenti riconducibili alla prima fase del trattato si datano, grazie a citazioni interne (Stella-Vitale 2000B, p. 223) e a un riferimento epistolare (Stella-Vitale 2000A, p. 95) a partire dall’estate 1831. Le indicazioni cronologiche proposte dagli editori per le successive redazioni si succedono come segue: seconda redazione «attribuibile agli anni 1834-35» (Stella-Vitale 2000A, p. 96); terza redazione avviata subito dopo l’interruzione del Sentir messa , nel maggio 1836 (Stella-Vitale 2000A, p. 263; cfr. anche Poma-Stella 1974, p. 952); quarta redazione avviata «intorno al 1838» (Stella-Vitale 2000B, p. 601) e proseguita fino all’autunno 1840 (ibid.; cfr. Anche Poma-Stella 1974, p. 952); quinta redazione avviata «durante, o subito dopo, la riedizione del romanzo, conclusa all’inizio del 1843»; terminato il primo capitolo entro il novembre 1852 – data in cui il testo fu dato in lettura a Bonghi – Manzoni «compie la stesura del secondo capitolo, probabilmente dopo il 1857, e quella del terzo e delle parti seguenti nel periodo 1857-1859» (Stella-Vitale 2000A, pp. 335-36).

Date di elaborazione

1830-1859


Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Manz.B.IX.8/14 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (appunti raccolti sotto il titolo «Lingua», Prima redazione)
  • Manz.B.IX.2 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (appunti raccolti sotto il titolo «Lingua», Prima redazione)
  • Manz.B.IX.8/1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (appunti raccolti sotto il titolo «Lingua», Prima redazione)
  • Manz.B.IX.1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (appunti sulla lingua, Prima redazione)
  • Manz.B.VIII.2a • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Capitolo I che serve d'Introduzione, Prima redazione)
  • Manz.B.VIII.1a • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (frammenti, Seconda redazione)
  • Manz.B.VIII.2b • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (scarti, Seconda redazione)
  • Manz.B.IX.3 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Terza redazione, frammenti e scarti relativi alla Quarta redazione)
  • Manz.B.VIII.2b • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quarta redazione)
  • Manz.B.VIII.2c • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quarta redazione)
  • Manz.B.VIII.2d • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quarta redazione)
  • Manz.B.VIII.3b • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quarta redazione)
  • Manz.B.IX.6 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quarta redazione)
  • Manz.B.VIII.3a • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quinta redazione)
  • Manz.B.VIII.3c • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Quinta redazione)

Prima edizione
  • BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898 = Manzoni Alessandro, Opere inedite o rare di Alessandro Manzoni, pubblicate per cura di Pietro Brambilla, da Ruggiero Bonghi e Giovanni Sforza, Milano, Rechiedei, 1883-1898 (voll. 5)
    (volume IV)

Edizioni di riferimento
  • STELLA-VITALE 2000A = Manzoni Alessandro, Scritti linguistici inediti I, Premessa di Giovanni Nencioni. A cura di Angelo Stella e Maurizio Vitale, Milano, Centro nazionale studi manzoniani, 2000 (Edizione nazionale ed europea delle opere di Alessandro Manzoni: testi criticamente riveduti e commentati, diretta da Giancarlo Vigorelli, vol. 17)
    (Seconda redazione; Terza redazione; Quinta redazione)
  • STELLA-VITALE 2000B = Manzoni Alessandro, Scritti linguistici inediti II, A cura di Angelo Stella e Maurizio Vitale, Milano, Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2000 (Edizione nazionale ed europea delle opere di Alessandro Manzoni: testi criticamente riveduti e commentati, diretta da Giancarlo Vigorelli, vol. 18, 2 tt.)
    (Tomo I: Prima redazione; Seconda redazione. Tomo II: Terza redazione; Quarta redazione; Quinta redazione)
  • POMA-STELLA 1974 = Manzoni Alessandro, Della lingua italiana, a cura di Luigi Poma e Angelo Stella, Milano, Mondadori, 1974 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani, voll. 5, t. I)

Risorse correlate
Edizione del testo in preparazione

Scheda di Mariarosa Bricchi | Cita questa pagina