CS.M 1575 Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani

Pascal, Blaise
Pensées de M. Pascal sur la religion, et sur quelques autres sujets
A Amsterdam : par la Compagnie, 1774
XXV, [9], 420, [2] p. ; 12º
Lingua: francese
Osservazioni sull'esemplare

Legatura in cartone marmorizzato. Nel contropiatto anteriore, sigla ms.: «I B M»

Presentazione

Questo volume dei Pensées, che riproduce l’edizione di Port-Royal del 1670, si affianca, nella biblioteca di via Morone, a un’altra edizione, del 1852 (CS.M 1523), acquistata da Manzoni più tardi e che, anche se non reca postille significative, fu probabilmente utilizzata nella revisione della Morale cattolica (POSTILLE FILOSOFIA, p. 5). Pascal è citato esplicitamente già nell’edizione del 1819 della Morale cattolica, nell’introduzione Al lettore («Rileggendo le opere dei grandi moralisti cattolici, e segnatamente i Sermoni di Massillon e di Bourdaloue, i Pensieri di Pascal, e i Saggi di Nicole, io sento la piccolezza delle osservazioni contenute in questo scritto» (Amerio 1965, vol. I, p. 6); a conclusione del capitolo III («Io non mi diffonderò qui davvantaggio sulla superiorità della morale religiosa, argomento trattato da sommi uomini [...]. I soli cenni staccati che ne lasciò Pascal, contengono più scoperte importanti di morale generale, che molti volumi» (Amerio 1965, vol. I, p. 38); e in una nota al capitolo VIII (Amerio 1965, vol. I, p. 78). L’edizione del 1855 riprende il primo dei passi qui riportati (Amerio 1966, vol. II, p. 14), e inserisce un altro rimando in nota (Amerio 1965, vol. II, pp. 80), e uno più esteso, riportando un pensiero: «Una di esse [opinioni credute vere e poi riconosciute false] è ricordata da quel Pascal che fu tanto incontrastabilmente un grand’uomo che nessuno di quelli che combatterono le sue idee profferì il suo nome senz’a ammirazione: Combien les lunettes nous ont découvert d’astres, qui n’étoient point pour nos philosophes d’auparavant. On attaquoit hardiment l’Écriture sur ce qu’on y trouve en tant d’endroits du grand nombre des étoiles: il n’y en a que mille vingt-deux, disait-on; nous le savons» (Amerio 1965, vol. II, p 428). Nell’epistolario compare un unico riferimento a Pascal, nella lettera a Giorgini del 10 maggio 1869: «Unisco la parte già stampata. Se hai tempo e pazienza di darci un’occhiata, vedrai che mi sono giovato di tutti i tuoi appunti, meno quello che riguarda lo stile delle Provinciali. Ti dirò poi a voce il motivo» (lettera 1492). Alle Lettere provinciali è in effetti dedicato un paragrafo dell’Appendice alla Relazione dell’unità della lingua: «Tra i libri francesi, le Lettere Provinciali di Biagio Pascal segnano, riguardo alla dicitura usata ne’ libri, il principio d’una nova e stabile maniera. Si può dire di esse, come dell’ingegno d’Ortensio disse Cicerone, che l’apparire e il soddisfare fu tutt’ uno; e un tal giudizio non fu mutato mai. Tra le infinite testimonianza di ciò, basterà citare questa del Voltaire: “Il primo libro di genio che si vide in prosa, fu la raccolta delle Lettere Provinciali, nel 1654. Comprendono ogni genere d’eloquenza. Non c’è in esse un vocabolo che, in cento anni, sia stato soggetto al cambiamento che altera spesso le lingue vive. A quell’opera si deve riferire l’epoca della fissazione del linguaggio”. E in qual lingua furono scritte le Provinciali? In quella naturalmente, che era richiesta, anzi imposta, dallo scopo del loro autore. Voleva il Pascal portare davanti al pubblico, delle questioni trattate da pochi e per pochi, e la più parte in latino; doveva, per conseguenza, scrivere nella lingua del pubblico» (STELLA-VITALE 2000 C, pp. 182-83; il passo è già nella Minuta autografa, pp. 260-61).


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TO0E054404

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