CS.M 1376 [Postillato] Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani

Achillini, Claudio <1574-1640>
Rime, e prose di Claudio Achillini
In Venetia : per Nicolo Pezzana, 1673
335, [1] p. ; 12o
Lingua: italiano
Contenuto: Vita dell’Autore; Rime del signor Caudio Achillini; Discorso Accademico; Due lettere L’una del Mascardi all’Achillini, L’altra dell’Achillini al Mascardi Sopra le presenti calamità; Lettere del Signor Claudio Achillini, et altre scritte a lui da diuersi
Osservazioni sull'esemplare

Legatura in pelle con impressioni in oro, in buona parte cancellate, sul dorso. Note e segni a penna nel contropiatto anteriore. Nel contropiatto posteriore, numero ms.«110» seguito da barra (probabile indicazione di prezzo). Buco a p. 208

Presentazione

L’Achillini gode di una citazione esplicita nei Promessi sposi: «Fu in quell’occasione [la conquista francese di Casale] che l’Achillini scrisse al re Luigi quel suo famoso sonetto: Sudate, o fochi, a preparar metalli; e un altro, con cui l’esortava a portarsi subito alla liberazione di Terra santa» (XXVIII, 66). E, appena oltre: «[…] il re e il cardinale, dando retta alla sua prosa [di Gerolamo Soranzo, che aveva esortato Richelieu a non rientrare in Francia] come ai versi dell’Achillini […]» (XXVIII, 67). I due sonetti sono contenuti nel volume, alle pagine 11 e 12 (non segnate né postillate). Sudate, o fochi è introdotto dalla rubrica «Loda il gran LUIGI Re di Francia | Che dopo la famosa conquista della Roccella venne a Susa, e liberò Casale». Il sonetto successivo, Tuoi colpi deuoti, al fin, troncaro è introdotto dalla rubrica «Alla stessa Maestà del Re di Francia | Essortandola, dopo la conquista della Roccella, e la liberazione di Casale, a tentar l’Impresa del Santo Sepolchro».


Orecchie
256, 265, 266, 332
Nota sui segni non verbali

Le orecchie delle pp. 256 e 266 rimandano a stralci della corrispondenza tra Achillini e Agostino Mascardi esplicitamente citati nell’ Appendice storica su la colonna infame . Ecco il passo dell’ Appendice , che verte sui processi contro gli untori: «Il primo che ci si presenta in ordine di tempo è uno scrittore assai celebre a’ suoi giorni, e non oscuro ai nostri, e, quello che importa, nel caso presente, non milanese né vivente allora in Milano, Agostino Mascardi. Costui in quello stesso anno 1630, presa occasione della pestilenza per isfoggiare le più sciocche acutezze e la più indigesta erudizione in una lettera all’Achillini, lo intrroga in questi termini: “Ma ditemi di grazia, signor Claudio, prima ch’io finisca di scrivervi, che credete delle cose di Milano? Non parlo degli accidenti di guerra, e della peste che per via d’ordinario contagio si propaga, ma di quell’altra che si dice seminata dagli uomini con mistura d’incanti”. Ma gli uomini d’ingegno interrogano per lo più quando hanno una risposta già in pronto. Così il Mascardi, il quale subito affastella erudizionacce per dimostrare che il caso non è nuovo; che già si è dato e quindi può darsi ancora; e conchiude con queste parole: “Tanto che per abbatter dalle sue fondamenta Milano, era necessario che alla fame compassionevole, alle violenze di barbara soldatesca, alle ruine di tanti anni di guerra, alle stragi della peste comune, s’aggiungesse il veleno, dirò insanabile, se è composto fin nell’inferno, con liquori nel nostro mondo non conosciuti”. “Che altre volte, risponde l’Achillini, siano avvenute siffatte pestilenze, o col concorso del Demonio, o con l’arte ignuda degli uomini, oltre le nobilissime autorità addotte da voi, io mi rimetto ad un certo trattatello manoscritto che va attorno, il cui titolo è De peste manufacta ; nel quale sono registrate molte altre autorità di simil fatto: ma quello che mi confonde l’ingegno si è, come si trovino uomini di barbarie tanto inumana, che cospirano coi diavoli alla distruzione di tutta la propria specie» (RICCARDI 2002, p. 278; il passo torna nella prima redazione, pp. 211-12, ma è assente nell’edizione a stampa).

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