[A Francesco Lomonaco per la sua «Vita di Dante»]

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

Il poeta si rivolge in tono allocutivo a Francesco Lomonaco (Montalbano Ionico 1772-Pavia 1810), esule dopo la repressione rivoluzionaria napoletana del 1799 e destinatario anche del sonetto gemello, a lungo rimasto inedito, Francesco, e' non fu mai chi per sentiero. Lomonaco è chiamato a narrare come l’ingrata Firenze, sanguinosa per i conflitti civili, fece errare per l’Italia Dante (vv. 1-4), illustre predecessore di chi ancora subisce i torti di una patria matrigna, colpevole di tormentare i suoi uomini migliori in vita, salvo poi, dopo la morte, piangerli invano, esaltandone le virtù (5-11): pessimo costume, sempre deplorato e tuttavia costantemente ripreso nel tempo (12-14). Ai motivi politici di matrice petrarchesca e alfieriana, si associano nel sonetto riprese dall'Ortis, e sempre a Foscolo riportano secondo Gavazzeni, «oltre al comune denominatore dell'esilio» (GAVAZZENI 1992, p. 100), la continuità sintattica tra le quartine e il frequente ricorso agli enjambements.

Titoli alternativi
  • A | Francesco Lomonaco | Sonetto | Per la vita di Dante | di | Alessandro Manzoni (LOMONACO 1801-1802, vol. I, p. 4 [ed. pr.])
Incipit
Come il divo Alighier l’ingrata Flora
Metro
sonetto di endecasillabi con schema ABAB ABAB CDE CDE
Storia del testo

Composto probabilmente tra la fine del 1801 e i primi del 1802 (cfr. DANZI 2012A, p. 123), nel clima di esaltazione religiosa e patriottica per le sventure dei grandi testimoniato dal Trionfo della Libertà, il sonetto fu il primo testo poetico manzoniano ad essere pubblicato. I versi vennero infatti stampati in esergo al volume I dell’opera di Francesco Lomonaco, Vite degli eccellenti italiani, Italia [Lugano?], 3 voll., 1802-1803 (p. 4), con la seguente intitolazione: «A | Francesco Lomonaco | Sonetto | Per la vita di Dante | di | Alessandro Manzoni». L’opportunità della citazione è chiarita dall’epigrafe sallustiana del libro, Maiorum gloria posteritatis quasi lumen est, dove Manzoni è tra l’altro salutato come «giovine di poetico ingegno ed amicissimo dell’autore». Un’amicizia confermata da alcune lettere risalenti a pochi anni più tardi, che ancora mostrano l’attenzione dell’autore per il sodale napoletano (cfr. la lettera di Manzoni a Monti del 31 agosto 1805: «Da Pagani pure io seppi che tu ti sei preso impegno di ajutare il buon Lomonaco nelle sue mire per una cattedra [quella di storia e geografia nel Collegio Militare di Pavia, 1805]. Io non ho mai dubitato che le picciole inimicizie non fossero in te subordinate al naturale istinto di far del bene. Ignaro troppo della materia di ch'egli vuolsi far dottore non posso nulla predire del progresso che essa può fare nelle sue mani; ma ti ringrazio per le premure che prendi a favore d'un uomo che stimo ed amo per la sua probità; e se i miei preghi valgono appo te, te ne fo perchè tu le continui», ARIETI-ISELLA 1986, n. 10, vol. I, pp. 16-17).

Dal 1802 in poi, il sonetto non venne più ripreso per la pubblicazione, ma alla fine degli anni Venti Niccolò Tommaseo lo ristampò entro la raccolta fiorentina delle Opere manzoniane (cfr. OPERE 1828-1829, vol. I, p. 640), con la seguente introduzione: «Non è necessario avvertire che qui l’ingegno soltanto è considerato dell’uomo e le sventure; non certe opinioni che il Manzoni poteva serbar diversissime dalle opinioni che nelle opere sue manifesta il Lomonaco. Si consideri che questo sonetto è frutto della prima gioventù dell’autore: e le forze dell’affetto e dello stile non potranno non destar maraviglia», ammonimenti che dovevano servire a prendere le distanze, in un clima politico ormai mutato, da certi pericolosi ricordi di anticlericalismo e spirito repubblicano (cfr. GAVAZZENI 1992, pp. 98-99). Ruggero Bonghi, e dopo di lui Sanesi e Ghisalberti denunciavano la dispersione dell’autografo del testo, ritrovato in seguito in un manoscritto del 1806-1807 (dunque una copia tarda), testimone anche di Francesco, e’ non fu mai, offerto a Claude Fauriel e pubblicato in BOTTA 1989, pp. 408-416 (ma cfr. CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 865 e SANESI 1954, pp. LXIV-LXV, che in più segnalano la presenza di una «certa copia» del testo, appartenuta a Luigi Osio e diffusa vivente Manzoni, ma priva di valore testuale poiché tratta direttamente dalla stampa).

Singolare infine la circostanza per la quale è possibile discettare su una variante del v. 11 del componimento («E al nome voto onor divini fai?»): si legge infatti nell’epistolario di Sforza che a «un Napoletano» che gli fece visita nell’ottobre del 1872, Manzoni avrebbe detto: «Nella terzina dov’è la voce “vacuo”, io aveva scritto “vòto”, ma Ugo Foscolo volle che io avessi messo “vacuo”» (negata dall’autore, cfr. SFORZA 1882-1883, vol. II, p. 330). Nella stampa si trova invece «voto», e così anche nella copia che Osio sottopose a Manzoni per giudicarne l’autenticità. Bonghi ne ricava perciò che il «Napoletano» (non altrimenti identificabile) abbia inteso o riportato male l’avvenimento, e che più probabile sarebbe ritenere che Manzoni avesse scritto «vacuo», «e il Foscolo consigliatogli “voto”» (BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898, vol. I, p. 72). Sanesi credette al contrario duplice la possibile interpretazione: «o il Manzoni aveva scritto “vacuo”, e poi accolse il suggerimento del Foscolo che gli proponeva “vuoto”; oppure aveva scritto “voto”, e “voto” mantenne senza accogliere il suggerimento del Foscolo che avrebbe preferito “vacuo”» (SANESI 1954, p. LXVII). Come che sia, l’intervento foscoliano conferma l’interpretazione del testo offerta già da CHIARI 1939, e poi da GOFFIS 1964, che ne mostravano i chiari riferimenti ortisiani (cfr. LONARDI-AZZOLINI 1992, pp. 276-277).

Date di elaborazione

1801-1802


Testimoni manoscritti

Prima edizione
  • LOMONACO 1802-1803 = Lomonaco Francesco, Vite degli eccellenti italiani, Italia [Lugano?], s. t., 3 voll., 1802-1803
    (vol. I, p. 4)

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 123-126; nota al testo p. 24)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 336-339)
  • GAVAZZENI 1992 = Manzoni Alessandro, Poesie prima della conversione, A cura di Franco Gavazzeni, Torino, Einaudi, 1992 (Nuova universale Einaudi, 209)
    (pp. 95-103)
  • LONARDI-AZZOLINI 1992B = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1992 (Letteratura universale. Esperia)
    (testo p. 103; nota al testo e commento pp. 276-277)
  • BOTTA 1989 = Botta Irene, Due sonetti autografi di Manzoni per le «Vite degli eccellenti italiani» di Francesco Lomonaco, in «Filologia e critica», XIV, 3, 1989, pp. 408-416
    (pp. 408-412)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo p. 164; nota al testo pp. 865-866)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (testo a p. 54; discussione pp. LXIV-LXVII)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (p. 35)
  • BRAMBILLA-BONGHI-SFORZA 1883-1898 = Manzoni Alessandro, Opere inedite o rare di Alessandro Manzoni, pubblicate per cura di Pietro Brambilla, da Ruggiero Bonghi e Giovanni Sforza, Milano, Rechiedei, 1883-1898 (voll. 5)
    (vol. I, pp. 70-72)
  • BATELLI 1828-1829 = Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni milanese con aggiunte e osservazioni critiche, Nicolò Tommaseo, Firenze, presso Vincenzo Batelli e figli, 1828-1829
    (vol. I, p. 640)
Edizione del testo in preparazione

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