Panegirico a Trimalcione

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

Nel componimento, l'io assume il travestimento di un poetastro che si guadagna un posto mensa del parvenu Trimalcione in virtù delle sue lusinghe.

La poesia si apre con una osservazione di carattere sociale: Como, dio dei banchetti, ha abbandonato le mense dei nobili (dopo l’invasione francese del 1796 che li ha impoveriti [Boggione 2002, p. 377]) ed è migrato alla tavola dei nuovi ricchi. Il poeta ha dunque deciso di portare la sua poesia in offerta al nuovo padrone. Servirà quindi cantare una materia degna del padrone di casa, che valga i complimenti dei commensali dalla bocca piena: cosa difficile a farsi, perché la profondità di spirito e d’intelletto del padrone di casa è nota a tutti, così come lo sono la quantità di averi e di terre confiscate agli ordini religiosi di cui è entrato in possesso. Il poeta canterà dunque il pregio meno noto di Trimalcione, ossia la sua stirpe, che, ignota a tutti non meno delle sorgenti del Nilo, gli è svelata dalla sua ispirazione poetica: evoca dunque la Camena per raccontarla. (1-33) La rassegna inizia dal capostipite, che brandì ”l’armi eleusine” con cui vinse “la gloria del campo”: fu cioè un contadino. Suo figlio, invece, insoddisfatto della vita campestre, abbandonò la casa di famiglia e peregrinò, novello Enea, anche lui inviso ad una divinità (Pluto, la ricchezza), e con le sue Creusa e Didone (amanti abbandonate), ma superiore all'eroe troiano per l’infinità di “Ascanj” che disseminò in giro per l’Italia. (34-55) Tra i numerosi figli, il poeta decide di ricordare l’unica avuta da un matrimonio, una “vergin bella e pudica” troppo nobile per unirsi ad un mortale: fu questa forse la fine della stirpe? Fortunatamente no, perché misteriosamente la fanciulla si ritrovò incinta. Molte sono le teorie che “il volgo” tirò fuori per spiegare il miracolo, ma il poeta, grazie all’aiuto di Apollo, è in grado di vedere ciò che davvero accadde: “il ferreo Marte” (fuor di metafora: un militare) fece della fanciulla una novella rea Silvia. Il fanciullo che nacque dalla violenza, un nuovo Romolo, fu fratricida e si accompagnò a briganti come quelli che il vero Romolo accolse per popolare Roma. Suoi discendenti furono due gemelli, un cocchiere e un lottatore, novelli Castore e Polluce, meritevoli, come i loro predecessori mitologici, di catasterismo. (55-104) Segue un breve excursus in cui si dice che talvolta gli dèi scendono sulla terra e si uniscono agli umani per accrescerne la stirpe. Normalmente, con il passare delle generazioni il sangue si inquina e si fa sempre più mortale. Questa regola non è però valida per la sirpe di Trimalcione che anzi sembra avvicinarsi sempre più alla sua natura divina. (105-127) Infatti, se finora si sono evocati novelli eroi mitologici, la figura successiva è quella di un vero dio, un "Mercurio" (cioè spia e ladro), la cui eccellenza fu ripagata dai ciechi uomini con la pena capitale. Se solo costui fosse nato oggi sarebbe stato invece reso dal popolo legislatore e parlamentare! (128-142)

In virtù della crescente eccellenza della stirpe, il poeta ha a questo punto bisogno di evocare di nuovo le muse perché gli innalzino il canto (cfr. Eneide VII, 641;Pg XXIX, 37-42 [Boggione 2002, p. 385]). (143-152) Il padre di Trimalcione fu infatti un poeta tanto eccellente che lui solo avrebbe potuto cantar sé stesso, e il poeta si scusa se la sua musa non è all’altezza. Questi fu un vagabondo che per l’ingratitudine degli Italiani si trovò costretto a varcare le Alpi e a cantare per i francesi (secondo l’emendamento “Eroi” proposto da Cardini; si tratterebbe invece dei tedeschi se si vuole mantenere, con Ghisalberti, la lezione “Enoi” della copia Zendrini) e per i mercanti inglesi. Nei suoi versi si parlava di Guerrino, di palazzi incantanti, battaglie, guerriere vergini, dei banchetti arturiani (era cioè un cantastorie popolare), e in virtù di questi contenuti era superiore al più grande poeta dopo Alighieri, Vincenzo Monti (la lode al Monti sembra scevra da ironie). La moglie di questo cantore, e madre di Trimalcione, fu troppo grande per poterne enumerare i meriti, per cui il poeta dirà soltanto che fu ministra di Venere (ossia una prostituta). (152-183) Segue una breve visione dei discendenti futuri di Trimalcione: eroi, giudici, magistrati, e guerrieri che porteranno infiniti lutti alle madri barbare. (184-190) La visione si interrompe però improvvisamente: infatti, il poeta, preso dall’ispirazione, si era dimenticato del fagiano che aveva sul piatto, e che un valletto sta per togliere da tavola. Sarà quindi bene che interrompa il canto e torni, come i lamenti del suo ventre lo invitano, “a l’usato uffizio” di mangiare. (191-197)

Alla base del Panegirico sta un travestimento di gusto pariniano, in cui il poeta si maschera da celebratore di una realtà che in realtà condanna tramite un classicismo antifrastico (evidente già dal nome "petroniano" del destinatario). Dal modello pariniano si allontana però per un atteggiamento estremamente elitario, lontano da qualsiasi apprezzamento per l'onestà della vita campestre contro lo sfoggio di ricchezze del parvenu; del resto, l'impeto polemico del poeta travolge la funzione della poesia stessa, qui rappresentata dall'io adulatore e dal padre di Trimalcione, poetastro errante (Boggione 2002, pp. 365-367).
Composto probabilmente dopo Amore a Delia (cfr. Storia del testo), il Panegirico ne mantiene l'andamento "errante" dell'argomentazione, così come l'aderenza a moduli satirici tradizionali con occasionali elementi di attualità (come è evidente soprattutto dal riferimento alla confisca dei beni ecclesiastici (Danzi 2012A, p. 184).

Incipit
Poi che sdegnato da patrizj deschi
Metro
endecasillabi sciolti
Storia del testo

È possibile che si tratti del "sermonaccio" della lettera 8 (cfr. sezione "Sermoni" di questo sito). Se si considera il manoscritto CM dei Sermoni (che contiene solo A G. B. Pagani e [Sulla poesia]) come ultima volontà d'autore dal punto di vista strutturale, bisogna dedurne che ad un certo punto il Panegirico sia stato disconosciuto.

Date di elaborazione

post 15 settembre 1803, ante 22 luglio 1804


Relazioni

Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Antina X 1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Apografo esemplato da G.M. Zendrini dell'autografo di Torti (post 1817))
  • Papiers Mohl-Fauriel, 34233 • Parigi, Bibliothèque de l'Institut de France
    (Apografo dell'autografo di Torti)

Prima edizione
  • STOPPANI 1874 = Stoppani Antonio, I primi anni di Alessandro Manzoni: spigolature, con aggiunta di alcune poesie inedite o poco note dello stesso Alessandro Manzoni, Milano, Bernardoni, 1874
    (Basato sul ms. Antina X 1)

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 193-210; nota al testo p. 27 (testo Chiari-Ghisalberti 1957 con correzioni grafiche e di punteggiatura))
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 377-388 (testo di Gavazzeni 1992 con correzioni))
  • GAVAZZENI 1992 = Manzoni Alessandro, Poesie prima della conversione, A cura di Franco Gavazzeni, Torino, Einaudi, 1992 (Nuova universale Einaudi, 209)
    (pp. 149-161)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo pp. 177-183; nota al testo p. 876)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (pp. 66-72, basato sul ms. parigino)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 49-53)
Edizione del testo in preparazione

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