[Sulla Poesia]

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

Insieme a A G.B. Pagani, questo sermone è fondamentale per comprendere la concezione che aveva della poesia il giovane Manzoni, che se nell'altro componimento era vista dall'ottica dell'ispirazione, è qui esaminata dal punto di vista della tecnica (LONARDI-AZZOLINI 1987, p. 211). Pretesto per la riflessione è il dilagare di versificatori d'occasione privi di qualsiasi formazione poetica, che è visto sia come oltraggio all'arte poetica che come causa dello scadere del gusto letterario del secolo. Contro di essi l'io lirico sviluppa un ragionamento significativamente più lineare di quelli che si trovano nei sermoni meno recenti.

1-26: Se un malato chiedesse di essere curato da chi dice io (cioè da un poeta), difficilmente sopravvivrebbe. Similmente, chi lo volesse per avvocato senz'altro perderebbe facilmente la causa, scatenando il riso dell'avversario e di Temi, dea della giustizia. (1-15) Ciononostante, medici e giuristi scrivono spensieratamente versi, sebbene grandi condottieri e governatori che seppero dominare genti indocili non furono in grado di mettere ordine nella "plebe" dei versi. (16-26)

27-71: Il poeta immagina poi di interrogare uno di questi poetastri improvvisati, le cui risposte vengono date tramite discorso diretto. L'interlocutore nega di ritenersi un poeta, e alla domanda sul perché abbia scritto versi, questi risponde di averlo fatto unicamente per il matrimonio di un amico, perché sposarsi senza poesie è non meno vergognoso che farlo senza dote. (27-37) Il poeta chiede quindi come avrebbe reagito se l'amico gli avesse chiesto di confezionare il vestito della sposa. L'interrogato risponde che gli avrebbe dato del pazzo, e che lui stesso, se avesse obbedito, sarebbe stato uno stolto. (38-60) Il poeta chiede quindi perché la stessa logica non si applichi alla poesia: forse scrivere brutti versi è minor vergogna che confezionare brutti vestiti? (60-71)

72-88: L'ultima domanda viene lasciata in sospeso, e il poeta va avanti con l'argomentazione. Non è vero, come alcuni ridicolmente sostengono, che l'arte poetica sia "necessaria e sacra", titoli che spettano solo all'agricoltura e al diritto. (72-78) Nondimeno, la poesia è un'arte, e nessuna arte è così semplice da poterla imparare senza impegnarsi. Ciononostante, non mancano persone che senza aver studiato la poesia si mettono a comporre per riposarsi dagli impegni o per celebrare cantanti e ballerine. (78-88)

89-100: L'io si rivolge quindi al Parini, che, si dice, quando imitava Orazio nel condannare il malcostume dei nobili, con le unghie faceva scempio della parrucca fino a graffiarsi la cute. Non fu un martirio inutile, perché per secoli e secoli gli scolari si troveranno a dover balbettare i suoi versi. (89-97) Al contrario, i poetastri di oggi non porteranno mai i pedagoghi a bastonare i fanciulli, né a deprivarli della cena. (98-100)

101-120: Causa della larga diffusione di questi pessimi versi è la stampa. L'io chiede quindi a Plutone di infliggere punizioni mitologiche al suo inventore. Con lui vadano negli inferi tutti i versi orrendi di cui la stampa ha permesso la diffusione, dove non solo li si potrà bruciare, ma come pena aggiuntiva si potrà costringerlo a leggerli. (101-107) Infatti, allo stato attuale, a malapena si secca l'inchiostro sulla carta che già i manoscritti vengono mandati allo stampatore. (107-114) Una volta stampati, questi versi vengono venduti a fianco di quelli dei più grandi poeti, agevolando il proliferare del cattivo gusto del secolo. (115-120)

121-147: Il discorso sul cattivo gusto viene poi esteso al teatro: il basso prezzo del biglietto lo rende accessibile al popolino, che alle sublimi asprezze dell'Alfieri preferisce le mollezze del melodramma metastasiano. (121-136) Questa stessa gente ama anche la tragicommedia moderna alla francese, che mescola in maniera inaccettabile stili diversi, ma riempie i teatri e fa urlare tanto di entusiasmo il pubblico da arrivare all'orecchio dei passanti. (137-147)

148-156: Il componimento si chiude con l'immagine del poeta in sdegnoso isolamento, che si tiene lontano dalla folla rumoreggiante con la sola compagnia dei suoi pensieri e dei libri. (148-151) E se per caso si dovesse ritrovare a possedere un libro cattivo per forma o contenuti, promette di destinarlo al camino o a un altro luogo che non è lecito menzionare in poesia (152-156)

Sul componimento aleggiano i due "numi tutelari" moderni dei Sermoni, Parini e Alfieri, entrambi evocati direttamente (rispettivamente, a 89-97 e 125-136) come grandi modelli letterari e morali inascoltati (interpretazione forse legata all'Ortis foscoliano del 1802 [LONARDI-AZZOLINI 1987, p. 209]). Il nome dell'altro ispiratore dei Sermoni, Orazio, ritorna invece tre volte (10, 89, 119). Strutturalmente, va messo in evidenza il continuo "scambio" tra l'assolutezza (i riferimenti mitologici, l'idea di immortalità letteraria) e la contingenza storica (l'invenzione della stampa a 101-107, la "moda" della filosofia alla francese e le leggi della Repubblica Cisalpina a 109-113). Allo stesso modo, andrà notato come l'autore, nell'atto stesso di dichiarare aristocraticamente la dignità dell'arte poetica e del labor limae, non manchi di presentare anch'esse con tocchi ironici, immaginando un "Divo Parin" tanto intento alla revisione formale da grattare non solo la parrucca, ma anche la "calva nuca", e usando come simbolo della sua immortalità poetica il bambino che ne balbetta i versi rischiando il bastone del pedagogo. (92-100) Neppure l'io poetico stesso è risparmiato da tale ironia nell'immagine di chiusura in cui destina i cattivi libri a luoghi che "Nega pudica rammentar Talia" (152-155).
Altrettanto importante sarà porre l'attenzione sul "polo negativo" della poesia, composto da una parte dai cattivi versi d'occasione che al tempo erano particolarmente popolari; e dall'altra dai due generi teatrali prediletti dal popolo incolto, da una parte i melodrammi ormai superati del Metastasio (che ricorre, oltre che nei versi 121-136, anche nell'immagine della ballerina che con le gambe dice "idolo mio", SANESI 1942A, p. 246), dall'altra la modernissima tragicommedia francese, che riprendeva, in maniera inaccettabile per la tradizione italiana, l'uso di includere personaggi comici (noti come mami o niais dentro trame tragiche. (STOPPANI 1874, pp. 227-229)

Titoli alternativi
  • Sermone secondo (Manoscritto CM)
  • Contro la poesia e il gusto del tempo (BARBI-GHISALBERTI 1950)
  • [Della Poesia] (SANESI 1954)
  • Sermone ad ignoto autore di versi per nozze (STOPPANI 1874)
  • Contro verseggiatori d'occasione (LESCA 1923)
  • Contro i poetastri (PORENA 1928)
Incipit
Se alcun da furia d'irritato nervo
Metro
endecasillabi sciolti
Storia del testo

Indicato nei due manoscritti derivati dall'autografo Torti come scritto a Milano nel 1804. Sarebbe quindi, con ogni probabilità, il più tardo dei Sermoni. Se il manoscritto CM è da considerarsi ultima volontà "strutturale" d'autore, sarebbe, insieme ad A G. B. Pagani, l'unico Sermone a sopravvivere nella versione più tarda della collezione. (GAVAZZENI 2006)

Date di elaborazione

ante 6 novembre 1804


Relazioni

Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Papiers Mohl-Fauriel, 34233 • Parigi, Bibliothèque de l'Institut de France
    (Apografo dell'autografo posseduto da Torti)
  • Antina X 1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (Apografo esemplato da G.M. Zendrini dell'autografo posseduto da Torti (post 1817))
  • "Sermoni satirici" (provv) • Milano, Biblioteca del Centro nazionale di studi manzoniani
    (Potenziale redazione successiva a quella dell'autografo Torti; lacuna del v.132 riempita con "Clelia ad Oreste")

Prima edizione
  • STOPPANI 1874 = Stoppani Antonio, I primi anni di Alessandro Manzoni: spigolature, con aggiunta di alcune poesie inedite o poco note dello stesso Alessandro Manzoni, Milano, Bernardoni, 1874
    (pp. 215-221, basato sul ms. Antina X 1)

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 211-223)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 388-397)
  • GAVAZZENI 1992 = Manzoni Alessandro, Poesie prima della conversione, A cura di Franco Gavazzeni, Torino, Einaudi, 1992 (Nuova universale Einaudi, 209)
    (pp. 162-171)
  • LONARDI-AZZOLINI 1987 = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1987 (Esperia. Letteratura universale Marsilio)
    (pp. 120-124; nota al testo e commento pp. 222-225)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo pp. ; nota al testo pp.)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (pp. 61-82, commento LXXIV-LXXIX. Basato sul ms. parigino.)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 57-60)
Edizione del testo in preparazione

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