Amore a Delia

Insieme editoriale: Poesie / Poesie prima della conversione

Amore a Delia è il più antico dei Sermoni manzoniani. Oggetto della satira è l'amore, ridotto a transazione economica o a pura lussuria. La polemica è condotta attraverso un travestimento classico della realtà di gusto pariniano (come evidente già dal nome tibulliano di Delia [BOGGIONE 2002: p. 397]). Strutturalmente, il testo si apre come una lettera in versi di ispirazione ovidiana (BOGGIONE 2002: p. 397), ma la finzione epistolare è abbandonata quasi immediatamente in favore di quello che sembra più un monologo "in diretta".

Il testo è diviso chiaramente in due a segnare un trapasso logico e cronologico, separate nei manoscritti da una riga di punti (sebbene sia probabile che nell’autografo perduto Manzoni usasse invece una riga vuota [BOGGIONE 2002, p.400]).

Prima parte (1-60): la poesia si apre con una intestazione sul modello dell’epistolografia latina (“Amore a Delia”), seguita da una autopresentazione di Amore personificato in forma di fanciullo, che la vergine Delia, destinataria della lettera, conosce solo di nome. (1-3) Amore si descrive nell’atto di rientrare nella casa di Delia per la prima volta da quando, ormai dieci anni or sono, la madre della fanciulla “savia divenne, e cessò d’esser bella”, e guardandosi attorno riconosce il letto che un tempo aveva accolto gli amori extraconiugali di lei (infatti, aggiunge, Imene impone che gli sposi dapprima condividano cibo e giaciglio, e poi nient’altro che il sonno) e la sedia dove la madre si era abbandonata ad un attacco di gelosia. (4-26) La vista della stanza evoca poi un ricordo: anni fa, la madre di Delia accolse nella camera un giovane dedito agli studi liberali, e con uno studiato gioco di sdegni e inviti riuscì a convincerlo di stare vincendo una “virtù novilustre”. (27-46) Infine, si volge a guardare i quadri appesi alle pareti e si stupisce di vedere, in luogo delle scene di amori mitologici a cui era abituato, visi di santi penitenti: a quest’ultima visione, Amore si congeda. Tuttavia, promette, ritornerà presto, quando la stanza sarà di nuovo di una giovane (“Nuora”), che appenderà di nuovo quadri giulivi, e che “di giocondi Amici/popolando la casa del Marito” accoglierà di nuovo Amore in casa sua. (47-60)

Seconda parte (61-163): genitori, parenti, e amici di famiglia sono ormai in cerca del miglior marito per Delia, qualcuno che abbia ricoperto una carica pubblica, e che sia insignito di titoli nobiliari, nonostante questi ormai non abbiano valore legale: nel regno di Amore invece domina la più totale eguaglianza, e spesso al servo è permesso salire sul talamo della padrona. (61-76) Ma, oltre agli onori e al sangue, ci sono altri criteri che guidano la scelta del futuro marito di Delia: il possesso di terre e di armenti. Di questo legame tra averi e matrimonio Amore racconta l’aition: a seguito di una lite tra Amore e Pluto, dio della ricchezza, quest’ultimo decise di incatenare Imene, dio del matrimonio: da quel momento gli sposalizi sono diventati di competenza di Pluto (fuor di metafora: un contratto economico). Ma Amore per vendetta incatenò a sua volta Pluto: cosicché oggi è possibile, sfoggiando ricchezze, vincere l’amore di chi è impassibile alle preghiere, ai sospiri, e alla bellezza. In virtù di questo oggi l’uomo di città che va in villeggiatura può indurre, offrendo ricchezze, la contadina fedele al tradimento: il fulgore delle ricchezze funziona infatti come lo scudo magico del mago Atlante dell’Orlando Furioso, che accecava alla sola vista. (77-115) Ma anche al di là dei calcoli della famiglia, un buon drappello di giovani inizia a ronzare attorno a Delia. Tra questi, Amore ne evidenzia uno, leggermente meno giovane degli altri, che per la sua sapienza nel presentarsi risulterà particolarmente gradito a Delia. Tuttavia Delia deve stare in guardia da costui, perché è un libertino impenitente, con un fitto “programma quotidiano” di visite a molteplici amanti in ore diverse a seconda degli impegni dei rispettivi mariti. (116-131) Presto però il libertino perderà il suo posto di prediletto delle milanesi, perché dalla Francia è appena giunto un giovane militare che si spaccia per nobile e ricco ma è solo un guascone arruolatosi per sfuggire alla ghigliottina. Giunto in Italia ha infatti rimpiazzato, su consiglio di Amore, le armi con una spadina di gala e l’uniforme con abiti eleganti e ricercati. Forte dell’eleganza e dell’esperienza, il guascone sa come sedurre le dame, ed ora esplora la città in cerca di mogli abbandonate, ma anche di “incaute vergini”, nonché delle loro madri e ancelle. (132-161)

Il componimento, già disconosciuto all'altezza del lavoro su A G.B. Pagani (cfr. Storia del testo), se ne discosta per la minore attenzione all'hic et nunc, che emerge solo nella figura del guascone negli ultimi versi, e soprattutto per l'assenza di una discussione sulla funzione della poesia (DANZI 2012A, p. 152); è tuttavia simile agli altri testi per l'accumulo di immagini entro una struttura ragionativa non sempre salda, per i toni sarcastici, e per l'interpretazione negativa dell'amore tout court. In quest'ultimo dato una tradizione critica risalente a Luigi Russo ha voluto vedere un riflesso della biografia manzoniana, riconducendolo ad una storia d'amore sfortunata vissuta dal poeta a Venezia, ad una sensualità rimossa, o alla vita libertina della madre del poeta (BOGGIONE 2002, p. 368; PORTIER 1956, p. 11). In realtà si tratta di un topos della poesia satirica che non necessariamente deve avere motivazioni biografiche (BOGGIONE 2002, p. 368).

Incipit
Amore a Delia. A te non noto ancora,
Metro
endecasillabi sciolti
Storia del testo

Scritto nel 1803, forse prima della partenza per Venezia (avvenuta tra il 15 settembre e il 22 ottobre [cfr. lettere 2 e 3]), Amore a Delia è indubbiamente il più antico dei sermoni, ed ha subito quasi immediatamente il rifiuto dell'autore, che ne riutilizza la perifrasi dei vv. 142-145 in A G. B. Pagani (vv. 94-97) (Danzi 2012A, p. 151).

Date di elaborazione

fine 1803.


Relazioni

Testimoni manoscritti
  • S.P.II.127.b.I • Milano, Biblioteca Ambrosiana
    (Apografo (Gavazzeni 1992, Chiari) o autografo (Gottifredi, Lesca, Danzi 2012A) ritrovato dal Bezzola nel 1966)

Prima edizione
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, A cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 167-179)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 397-405)
  • GAVAZZENI 1992 = Manzoni Alessandro, Poesie prima della conversione, A cura di Franco Gavazzeni, Torino, Einaudi, 1992 (Nuova universale Einaudi, 209)
    (pp. 172-182)
  • LONARDI-AZZOLINI 1992B = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1992 (Letteratura universale. Esperia)
    (testo pp. 125-129; nota al testo e commento pp. 303-306)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo pp. 188-192; nota al testo p. 877)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 45-48)
Edizione del testo in preparazione

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