L'ira di Apollo - Per la lettera semiseria di Grisostomo - Ode

Insieme editoriale: Poesie / Poesie varie

Apollo, adirato per l’attacco mosso contro l’Olimpo da Giovanni Berchet (autore dell'opuscolo Sul «Cacciatore feroce» e sulla «Eleonora» di Goffredo Augusto Bürger. Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo; dicembre 1816), giunge in volo su un vecchio castello vicino a Como e di là si appresta a sterminare la ribelle Milano. Il poeta, però, con una invocazione espressa in tono esplicitamente parodico, interviene in favore della propria città e ottiene che l’autore della Lettera soltanto venga punito dal dio con la privazione dei vecchi luoghi comuni della mitologia. Berchet sarà pertanto costretto ad attingere «da l’intimo / Suo petto» e «dal pensier profondo» (vv. 93-94).

Facendo proprio lo stesso artificio retorico impiegato da Berchet, Manzoni mette in burla i canoni steoreotipati della poesia classicista: antifrastico è dunque il tono dell'intero componimento, che si basa sul ricorso esasperato all'armamentario mitologico, finendo per svuotarne il significato. Tra i modelli parodiati, BOGGIONE 2002 indica in particolare i poeti erotici settecenteschi, Fantoni e Rolli (p. 476), ma rileva anche le evidenti allusioni all'episodio della preghiera rivolta da Abramo a Dio per la salvezza di Sodoma nel libro della Genesi, che fungerebbe qui da antecedente rovesciato: la pietà di Dio per l'unico giusto si riflette all'opposto nell'arbitrio corrucciato di un Apollo (a sua volta parodia dell'Apollo del Belvedere), che, per la colpa di uno solo, vorrebbe distruggere un'intera città.

Incipit
Vidi, (credi, se il vuoi, volgo profano!)
Metro
Ode in stanze di otto versi, di cui due settenari sdruccioli alternati a sei endecasillabi, con gli ultimi due in rima baciata: Ab"CAd"EFF. Metro che suona come «una gustosissima parodia del frasario di certi umanisti da strapazzo e in se stessa una originale invenzione», vd. CHIARI-GHISALBERTI 1957, p. 895.
Storia del testo

L’ode è l’esito dell’intervento (rimasto a lungo inedito, nel rispetto della caratteristica riservatezza manzoniana) dell'autore nel vivace dibattito letterario milanese degli anni 1816-1818 intorno alla polemica tra classicisti e romantici. La stesura del testo, senza dubbio avvenuta a Belvedere sul lago di Como, come si legge in una postilla autografa apposta in margine a una copia dell’opera (BNB, Manz.B.XXX.4), dovrebbe risalire alla metà del 1817 secondo Barbi e Sanesi, che non considerano attendibile la testimonianza indiretta di Gianmaria Zendrini, estensore di un manoscritto miscellaneo contenente le trascrizioni di molti testi manzoniani, tra cui l’ode stessa, che si legge a c. 12r, preceduta dalla seguente intestazione: «L’Ira d’Apollo | ode burlesca | dettata d’improvviso | da | Alessandro Manzoni | alla villa Sannazari sul lago di Como | nel 1818 | diretta a Giovanni Berchet autore di | un’operetta nella quale era volto in | ridicolo l’uso della mitologia antica | nella poesia sopra argomenti moderni».

La retrodatazione è sicura – e accettata dalla critica (cfr. ad esempio DANZI 2012A, p. 455) – poiché suggerita sia dalla data di pubblicazione del libello di Berchet (dicembre 1816), che suscitò immediatamente varie reazioni, per cui un intervento di due anni tardivo sarebbe risultato anacronistico (cfr. le osservazioni di BARBI 1939A, p. 34, n. 3), sia da alcune prove testuali interne, come il ricorso ancora attivo nella prima minuta autografa del componimento (BNB, Manz. XIV.3) alle preposizioni analitiche, che Manzoni cessò di utilizzare giusto dopo la metà del 1817. Accanto all'autografo braidense, recante numerose correzioni, e alla copia Zendrini, si segnalano una seconda copia apografa di mano di Rossari (Archivio storico civico di Milano, Carte Grossi, fasc. 40, n. 12bis), e un’altra – e più importante – copia autografa, rinvenuta nel 1950 tra le carte del fondo parigino Möhl-Fauriel (fasc. 2352). Il manoscritto parigino, sul quale si basano le edizioni SANESI 1954, CHIARI-GHISALBERTI 1957 e anche BOGGIONE 2002, testimonia l’ultima volontà dell’autore, che redasse la trascrizione per donarla all’amico Fauriel, con il quale egli aveva scambiato varie lettere in merito alla polemica su Berchet a partire dal 19 marzo 1817 (cfr. ARIETI-ISELLA 1986, n. 114, vol. I, pp. 165-168 e n. 120, vol. I, pp. 179-181). Il fatto che la copia «rappresenti una fase dell’ode più avanzata […] di quella attestataci dal manoscritto braidense» è dimostrato da Sanesi con argomenti interni, e cioè con l’analisi delle varianti della copia, che rivelano un progressivo affinamento dell’espressione poetica (SANESI 1954, p. CLXVIII).

La prima pubblicazione dell’opera, anonima e nota a Manzoni (cfr. ARIETI-ISELLA 1986, lettera n. 330, vol. I, p. 576), risale al 16 novembre 1829 quando l’ode, fino ad allora diffusa solo entro circoli ristretti, apparve sul giornale milanese «L’Eco. Giornale Scienze, Lettere, Arti, Commercio e Teatri», a. II, n. 137, dove il testo del componimento - erroneo al v. 39 (per la lezione «Delfo» al posto di «Dafne») - era accompagnato da un’avvertenza scherzosa («Mentre molti gridavano contro quella temerità [di Grisostomo], si vide venire, senza saper d’onde, una canzone che fu molto lodata. Eccola, come fu rinvenuta fra le carte d’un galantuomo che morì tre settimane sono», p. 545), che non impedì comunque a Tommaseo di riconoscere la paternità dei versi (cfr. la nota Di alcuni scritti inediti di Alessandro Manzoni e d’altri da lui promessi, in OPERE 1828-1829, vol. III, p. 96).

Date di elaborazione

1817 (prima metà)


Testimoni manoscritti (vedi tutti)
  • Manz.B.XIV.3 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (prima stesura autografa)
  • Manz.B.XXX.4 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (copia in pulito autografa)
  • Papiers Möhl-Fauriel, fasc. 2352 • Parigi, Bibliothèque de l'Institut de France
    (copia in pulito autografa)
  • Manz.Ant.X.1 • Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
    (copia Zendrini, cc. 12r-15v)
  • Fasc. 40, n. 12bis • Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana
    (copia Rossari)

Prima edizione
  • L'ECO 1829 = Manzoni Alessandro, L'Ira d'Apollo. Per la lettera semiseria di Grisostomo, in «L'Eco, giornale di scienze, lettere, arti, commercio e teatri», anno 2, n. 137, 1829, pp. 545-546
    (https://books.google.it/books?id=DhnXGcILkWEC&printsec=frontcover&dq=editions:qAAq6J15y00C&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjqydywsN7sAhXMsKQKHXwBBvQQ6AEwCXoECAkQAg#v=onepage&q=apollo&f=false)

Edizioni di riferimento
  • DANZI 2012A = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Milano, BUR Rizzoli, 2012
    (pp. 454-458)
  • BOGGIONE 2002 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Valter Boggione, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, [2002] (Classici italiani)
    (pp. 474-485)
  • LONARDI-AZZOLINI 1992B = Manzoni Alessandro, Tutte le poesie, 1797-1872, a cura di Gilberto Lonardi, commento e note di Paola Azzolini, Venezia, Marsilio, 1992 (Letteratura universale. Esperia)
    (testo pp. 177-180; nota al testo e commento pp. 388-392)
  • CHIARI-GHISALBERTI 1957 = Manzoni Alessandro, Poesie e tragedie, Milano, Mondadori, 1957 (Tutte le opere di Alessandro Manzoni, a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, “I classici italiani", vol. I)
    (testo pp. 220-223; nota al testo pp. 895-898)
  • SANESI 1954 = Manzoni Alessandro, Poesie rifiutate e abbozzi delle riconosciute, a cura di Ireneo Sanesi, Firenze, Sansoni, 1954
    (testo pp. 133-137; discussione pp. CLXIII-CLXIX)
  • BARBI-GHISALBERTI 1950 = Manzoni Alessandro, Scritti non compiuti. Poesie giovanili e sparse, lettere, pensieri, giudizi, con aggiunta di testimonianze sul Manzoni e indice analitico, in Manzoni Alessandro, Opere di Alessandro Manzoni, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, a cura di Michele Barbi e Fausto Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni - Firenze, Sansoni, 1942-1950 (3 voll.)
    (pp. 83-86)

Risorse correlate
Edizione del testo in preparazione

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